Forse scoperto uno dei paradossi dei buchi neri che completerebbe la teoria di Hawking

Per decenni i fisici di tutto il mondo hanno cercato di capire il mistero dei buchi neri, affascinante regione dello spaziotempo con un campo gravitazionale così forte e intenso che nulla al suo interno può sfuggire all’esterno. Il dibattito circa il loro comportamento, che è in corso dal 1975, è stato riacceso quando Stephen Hawking ha affermato che gli orizzonti degli eventi, ossia i confini invisibili dei buchi neri, non esistono. Hawking è considerato dal mondo accademico il massimo esperto in buchi neri, e come ogni buon scienziato che si rispetti ha modificato più volte la sua teoria, continuando a lavorare sulla comprensione di questi enigmatici oggetti cosmici. Una delle tante perplessità a cui non si riesce a fornire una risposta plausibile è ciò che accade a livello atomico e subatomico nel loro interno. Proprio nel 1975 Hawking scoprì che questi oggetti non sono tutti neri. Nella sua teoria originale, lo scienziato dichiarò che la radiazione consuma lentamente il buco nero, portandolo ad evaporare e scomparire, e con esso qualsiasi cosa entri nel suo interno. Una teoria approssimativa che non ha convinto la maggioranza degli scienziati. Ora, il professor Chris Adami, della Michigan State University, crede di avere la risposta. “Secondo le leggi della fisica quantistica, l’informazione non può sparire“, afferma lo scienziato. “Una perdita di informazioni implica che l’universo stesso sarebbe improvvisamente diventato imprevedibile ogni volta che il buco nero inghiotte una particella. Questo è inconcepibile“, aggiunge.

“Nessuna legge della fisica che conosciamo permette che questo accada.” Quindi, se il buco nero risucchia informazioni con la sua intensa attrazione gravitazionale, ma poi scompare, le informazioni della fisica quantistica saranno conservate? La soluzione, secondo il ricercatore, è che l’informazione sia contenuta nella emissione stimolata dalla radiazione, che deve accompagnare la radiazione di Hawking. Il buco nero agisce quindi come una fotocopiatrice. Un meccanismo scoperto dal Albert Einstein nel 1917, senza la quale la fisica non può essere coerente. Secondo Paul Davies, cosmologo, astrobiologo e fisico teorico presso l’Arizona State University, Chris Adami ha correttamente individuato la soluzione a questo paradosso. Ma allora perchè c’è voluto tanto tempo per risolvere la questione? “Non si poteva risolvere il paradosso senza una profonda comprensione della teoria quantistica dell’informazione“, ha detto Adami. La teoria è stata progettata per capire come le informazioni interagiscano con i sistemi quantistici, e Adami ne è stato uno dei pionieri negli anni ’90. Si sono rese necessarie molte notti insonni per risolvere l’arcano, com’è dimostrato dai suoi taccuini, colmi da 10 anni di calcoli matematici. Questa scoperta, quindi, completa la meravigliosa teoria di Stephen Hawking. Ora Adami, nonostante la teoria sia soggetta a verifica, può anche concedersi il meritato riposo.
[fonte meteo-w.]

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