La civiltà umana ha gli anni contati, lo studio della Nasa: "Condannati al collasso"

La specie umana scomparirà presto dalla faccia della Terra. Già entro pochi decenni l’uomo, e la sua tecnologia, si congederanno per lasciare campo libero alla Natura e ai suoi più ambiziosi progetti. A lanciare quella che sembra una condanna definitiva all’oblio non è il capo di una misteriosa seta sbucata chissà da quale sperduto angolo della Terra ma uno studio finanziato dal Goddard Space Flight Center della Nasa, che ha calcolato gli anni rimanenti alla civiltà moderna. Secondo il matematico Safa Motesharrei, delNational Socio-Environmental Synthesis Center, all’uomo non resterebbero più di vent’anni.

I dati shock: la civiltà umana scomparirà entro 20 anni - I dati, ancora tenuti riservati, sono stati anticipati dallo scrittore e direttore dell’Institute for policy research & development, Nafeez Ahmed. “Gli scienziati naturali e sociali - commenta Ahmed sul proprio blog ospitato sul quotidiano inglese The Guardian - hanno sviluppato un nuovo modello di come la ‘tempesta perfetta’ di crisi potrebbe far crollare il sistema globale”. Il collasso, stando alle previsioni degli esperti, sarà provocato dall’eccessivo sfruttamento delle risorse naturali e della crescente disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza mondiale, gli stessi fenomeni che hanno causato il collasso delle civiltà del passato. Gli scienziati, infatti, sono convinti che i processi di sviluppo e collasso delle civiltà siano ciclici e dunque ricorrenti nel corso della storia.

Complessi calcoli alla base dello studio - Studiando le dinamiche uomo-natura nelle civiltà del passato gli scienziati hanno individuato i fattori che possono contribuire a determinare il rischio di crollo della società odierna: popolazione, clima, acqua, agricoltura ed energia. I ricercatori hanno diviso poi la civiltà umana in quattro categorie: élites (ricchi), poveri, natura e ricchezza. Queste quattro categorie, cui vengono assegnate delle complesse equazioni matematiche, creano due differenti scenari:


  • Nel primo scenario, la popolazione delle élite raggiunge il suo picco tra 750 anni, causando una “penuria di operai” che farà crollare la civiltà umana entro 1.000 anni. "Sembra di essere su un percorso sostenibile per un periodo piuttosto lungo - si legge nello studio - ma anche con un tasso di esaurimento ottimale e partendo da un piccolo numero di élites, queste alla fine consumano troppo, causando una carestia tra la gente comune e il conseguente collasso della società”;
  • Nel secondo scenario, quello del “crollo totale”, le élites e la gente comune entro 350 anni consumeranno in maniera irreparabile le risorse della Terra, e questo porterà ad un crollo che lentamente distruggerà sia l’umanità che il pianeta entro 500 anni.

“E’ importante notare - spiega Motesharrei - che nei due scenari le élites soffrono degli effetti nefasti e del crollo ambientale ben più tardi dei comuni mortali. Potremmo supporre che questa barriera di ricchezza permetta alle élites di continuare a funzionare come da abitudine, malgrado la catastrofe imminente”. L’ingordigia dei ricchi, insomma, darà come risultato, “una fame tra i comuni mortali che potrebbe finire per causare il crollo della società”.

Le soluzioni al problema esistono - “Il collasso può essere evitato e la popolazione può raggiungere l’equilibrio se il tasso pro capite di esaurimento della natura viene ridotto ad un livello sostenibile e se le risorse vengono distribuite in modo abbastanza equo”. Per gli scienziati si dovranno inevitabilmente ridurre le natalità e ridistribuire equamente le risorse. “Lo studio è in gran parte teorico - evidenziano gli scienziati - ma una serie di altri studi del Kpmg e del Government office of science della Gran Bretagna hanno già avvertito che la convergenza delle crisi alimentari, dell’acqua e dell’energia potrebbe creare una “tempesta perfetta” già entro circa 15 anni”.
[fonte tiscali - nasa]

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