Equitalia addio, sarà fusa nell’Agenzia delle Entrate

Il segnale era arrivato un mese e mezzo fa, quando Matteo Renzi aveva detto: «La lotta all’evasione non si fa con i blitz, come a Cortina o a Ponte Vecchio, ma con un investimento massiccio in nuove tecnologie». E oggi il governo dovrebbe tradurre quel messaggio in qualcosa di più concreto. Non solo con la nomina del successore di Attilio Befera, ormai in scadenza, che in quelle operazioni ha sempre creduto e che dovrebbe andare all’Istituto poligrafico dello Stato per lasciare la guida dell’Agenzia delle Entrate al suo attuale vice, Marco Di Capua. Ma soprattutto con l’accorpamento di Equitalia, la società creata proprio per la riscossione dei crediti del fisco, con la stessa Agenzia delle Entrate. La fine di un’epoca, che non vuol dire alzare le mani davanti all’evasione ma scegliere un atteggiamento diverso: puntare soprattutto sull’incrocio delle banche dati, creare una white list , un elenco delle aziende che rispettano le regole di trasparenza e solvibilità. E soprattutto un segnale politico a pochi giorni dal voto, visto che la cancellazione di Equitalia è da sempre un cavallo di battaglia di Beppe Grillo. E martedì prossimo, alla Camera, arriva il disegno di legge del Movimento 5 stelle che parla proprio di «Soppressione della società Equitalia Spa». Sarà oggi la giornata decisiva? Lo stesso Renzi non smentisce. Alla domanda diretta di Lilli Gruber, ieri sera durante la trasmissione Otto e mezzo , glissa con un «Vedrete dopo il Consiglio». 

Non è detto, invece, che il Consiglio dei ministri approvi anche il decreto legge per il rinvio della scadenza per la prima rata della Tasi, la nuova tassa sulla casa. Il presidente dell’Associazione dei Comuni, Piero Fassino, dà la cosa per fatta: «L’accordo convenuto con il governo è di spostare la data dal 16 giugno al 16 ottobre». Ma a frenare è la Ragioneria generale dello Stato che preferirebbe un rinvio più corto, al 30 settembre, che costerebbe qualcosina in meno in termini di anticipazione di cassa, i soldi che lo Stato dovrebbe girare ai Comuni per coprire il buco che si aprirebbe nei loro bilanci. C’è però anche un altro motivo che potrebbe far slittare la decisione a dopo le elezioni. Dopo le polemiche sulla Tasi più cara della vecchia Imu, almeno in alcuni Comuni, il governo sta studiando la possibilità di abbassare l’aliquota base dal 2,5 al 2 per mille. Lasciando invariata la possibilità di aumentarla dello 0,8 per mille per finanziare le detrazioni a favore delle categorie svantaggiare. La richiesta arriva da Ncd, che insiste sul punto con Maurizio Sacconi e minaccia addirittura la crisi di governo. Ma non è facile intervenire sul 2014, visto che la complessa macchina della Tasi è già partita. Tanto più che aumentano giorno dopo giorno i Comuni che hanno approvato le delibere su aliquote e detrazioni, evitando così la proroga e confermando il pagamento entro il 16 giugno. A ieri sera, sul totale degli 8 mila Comuni italiani, erano 1.385, più altri 122 in dirittura d’arrivo. 
[fonte c.d.s.]

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