Ibernazione umana, la nuova sfida della scienza

Il mese di maggio 2014 vedra’ i primi tentativi al mondo per la collocazione in animazione sospesa di esseri umani, utilizzando una nuova tecnica e si svolgera’ presso il Presbyterian Hospital UPMC di Pittsburgh , in Pennsylvania , per salvare vite umane. Inizialmente questa tecnica verra’ utilizzata in pazienti le cui ferite mortali non lascerebbero scampo, dando cosi modo di acquisire il tempo necessario per poter porre rimedio. 

La tecnica consiste nel sostituire il sangue con una soluzione salina fredda, quindi non intervenendo dall’esterno ma dall’ interno, evitando cosi’ l’ipossia cerebrale e cardiaca e portando il paziente a raggiungere una temperatura corporea di 10 gradi dopo 15 minuti. Naturalmente questo processo, chiamato piu’ correttamente, sospensione della vita, non e’ possibile su pazienti che arrivino 2 ore dopo la morte ma se sta morendo e si interrompe questo processo allora ci sara’ qualche chanche. Raffreddando il corpo e rallentando le sue funzioni , si riduce la necessita’ di ossigeno. Questo processo e’ stato osservato in incidenti a persone come la svedese Anna Bågenholm sopravvissuta mentre era intrappolata sotto uno strato di ghiaccio in acqua gelida per 80 minuti in un incidente sugli sci e il giapponese Mitsutaka Uchikoshi, sopravvissuto 24 giorni senza cibo né acqua, al freddo, in un vero e proprio stato di ibernazione. 

Il coordinatore del team e’ Samuel Tisherman , il chirurgo che guiderà il processo e ha dichiarato al New Scientist che il processo non si chiamera’ sospensione della vita ma conservazione di emergenza e rianimazione . Un corpo umano può essere collocato solo in modo sicuro in queste condizioni per un massimo di un paio d’ore , ma anche se aumenta il tasso di sopravvivenza anche in piccola percentuale , sarà un grande passo in avanti.
[fonte cnet - Monica Scaini]

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