Disturbi del sonno: potrebbero essere segno di malattia neurodegenerativa imminente

Un tipo di problemi del sonno, chiamati disturbi del comportamento Rem, potrebbero essere il segnale che si sta per sviluppare una malattia neurodegenerativa come la demenza o la malattia di Parkinson.

Ad avere problemi con il sonno sono in molti, e le cause possono essere diverse: dalle scorrette abitudini alimentari, all’uso di apparecchi elettronici prima di coricarsi o mentre si è già a letto o, ancora, troppa luce in camera da letto, sintomi d’ansia, stress e, infine, anche determinate patologie. Ma c’è anche un particolare disturbo del sonno chiamato “disturbo del comportamento Rem”, che pare possa essere un segnale che sia imminente il manifestarsi di una malattia neurodegenerativa come la demenza o la malattia di Parkinson.
L’avvertimento giunge dai ricercatori del Department of Molecular Medicine and Biopharmaceutical Sciences presso il Seoul National University Bundang Hospital di Sungnam (Korea) che hanno presentato i risultati del loro studio al “Society of Nuclear Medicine and Molecular Imaging 2014 Annual Meeting” che si tiene dal 7 all’11 giugno a St. Louis (Usa).

Nei primi accenni della malattia di Parkinson vi è una accertata disfunzione del sistema di trasporto della dopamina, il neurotrasmettitore rilasciato dal cervello. Ciò che invece non era accertato è il perché una perturbazione spontanea e inspiegabile nel sonno REM dovrebbe portare a una malattia neurodegenerativa come il Parkinson.
Grazie allo studio, e ai nuovi dati di Imaging longitudinali, si è potuto invece osservare che vi è mostra una chiara correlazione tra il disturbo del comportamento idiopatico REM e una disfunzione del sistema trasportatore della dopamina, coinvolti in una vasta gamma di funzioni cerebrali vitali, tra cui la memoria e il controllo delle funzioni motorie.

Per poter osservare e valutare la relazione tra disturbi del sonno REM e la neurodegenerazione, gli scienziati coreani hanno eseguito una serie di neuroimaging molecolari utilizzando una tecnica nota come emissione a singolo fotone SPECT (tomografia computerizzata), che consente ai medici di valutare le funzioni corporee invece di concentrarsi sulla struttura.
Durante lo studio, condotto tra il 2004 e il 2006, sono stati coinvolti un totale di 21 pazienti liberi da parkinsonismo riconosciuto o declino cognitivo. I partecipanti sono stati seguiti per circa 8 anni. Al basale è stata eseguita una scansione SPECT della funzione del trasportatore della dopamina, utilizzando il radiofarmaco I-123 FP-CIT come agente di imaging. Una scansione di follow-up è stata poi eseguita per valutare la progressione della malattia neurodegenerativa.

I risultati finali dello studio hanno mostrato che, dopo il follow-up, le scansioni SPECT dei pazienti evidenziavano una sostanziale diminuzione nel radiotracciatore collegato al sistema di trasporto della dopamina nelle regioni nigrostriatali del cervello. Una mancanza di tracciante vincolante in queste regioni del cervello è strettamente legata alla degenerazione neuronale e lo sviluppo di disturbi legati alla demenza e al movimento. Come è noto, nella malattia di Parkinson vi è una degenerazione delle connessioni nigrostriatali collaterali con il talamo.

«Il nostro studio con SPECT – ha spiegato il dott. Hongyoon Choi – ha mostrato una tendenza verso la diminuzione della densità del trasportatore della dopamina nel cervello e nel parkinsonismo con i dati di follow-up di pazienti con disturbo del sonno REM di cui non si avevano precedenti evidenze precedenti di malattie neurodegenerative. Per quanto ne sappiamo, uno studio che abbia esaminato un collegamento a lungo termine tra i due non è mai stato condotto prima».
[fonte lastampa]

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