Il bluff degli esopianeti nella ricerca della vita

Ossigeno e metano non dovrebbero coesistere nella stessa atmosfera. Sulla Terra ciò accade perchè sono riforniti ad una velocità maggiore di quanto non siano distrutti. L’ossigeno proviene principalmente dalle piante, mentre il metano può essere emesso da animali o dai vulcani. Trovare entrambi gli elementi su mondi lontani è una sfida, anche in virtù della distanza che li separa dal nostro sistema solare. Secondo i ricercatori, tuttavia, se anche questo divario dovesse essere colmato con strumenti osservativi più sofisticati, si potrebbe incorrere in un errore dovuto alla stretta vicinanza del corpo principale con un’esoluna. Affinchè si possa essere certi di questo binomio indispensabile per la vita, è necessario avere informazioni sottoforma di fotoni e particelle di luce.  Ottenere informazioni spettrali richiede più fotoni, che a sua volta richiederebbe telescopi più grandi. La dimensione del telescopio richiesta sarebbe impraticabile; probabilmente richiederebbe uno specchio vasto chilometri. Si può ottenere una buona risoluzione spaziale, ma non si può avere una grande risoluzione spettrale.

Per cercare di ovviare a questo inconveniente, gli astronomi da qualche anno utilizzano l’interferometria, ossia la capacità di collegare più telescopi che fungono da singolo specchio. Una tecnica in comune tra l’astronomia e la radioastronomia, con un noto esempio in Cile (Atacama Large Millimeter Array). L’osservatorio dispone di 66 antenne separate che possono unire le forze per esaminare giovani sistemi solari in alta risoluzione, scrutando attraverso la polvere per vedere l’unione di stelle e dischi planetari.  Una tecnica che male si adatta alla spettroscopia per la mancanza di fotoni adeguati. Quello che gli astronomi stanno cercando non è solo la presenza di ossigeno o metano nell’atmosfera, ma una più profonda comprensione dei tassi a cui questi elementi vengono prodotti e distrutti. Per interpretare realmente il rapporto di questi elementi rispetto alla vita, si deve anche sapere che potrebbero esistere sorgenti non biologiche. La soluzione: trovare pianeti sempre più vicini alla Terra o cambiare la natura della ricerca, come ad esempio dirottare le indagini verso le nane rosse. Queste stelle, capaci di emettere meno luce rispetto a quelle più massiccie, permetterebbero di osservare meglio un pianeta del sistema planetario. Intanto la NASA si prepara al lancio del James Webb Space Telescope nel 2018. Tra i suoi obiettivi quello di guardare i sistemi planetari in luce infrarossa.
[fonte meteo-w.]

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