Grande Barriera Corallina australiana 'mai così malata'- Scienziati a inchiesta Senato, 'incapace di rigenerarsi'

La Grande Barriera Corallina, massima attrazione naturale dell'Australia e perla del Patrimonio Mondiale Unesco, che si estende per 2300 km al largo della costa nordest del continente, è nel peggiore stato da quando sono cominciate le rilevazioni.

Sarà "piuttosto brutta" entro 40 anni, e incapace di rigenerarsi, come una volta faceva dopo periodi di stress. Sono le testimonianze di scienziati davanti a una commissione del Senato che sta indagando su come il governo federale e quello statale del Queensland hanno gestito la Barriera. Il Comitato per il Patrimonio Mondiale dell'Unesco ha già espresso allarme per i piani di espansione portuale per l'esportazione mineraria, che prevedono il drenaggio di 5 milioni di tonnellate di fondo marino e lo scarico in oceano dei sedimenti, e nella riunione del prossimo anno deciderà se includere la Barriera nella 'lista nera' dei siti "in pericolo".

Gli scienziati hanno spiegato ai senatori che la Barriera è minacciata dagli sviluppi lungo la costa, come l'espansione del porto di Abbot Point, dagli scarichi agricoli e dalla cattiva qualità dell'acqua. Peter Mumby, presidente dell'Australian Coral Reef Society, la più antica organizzazione al mondo dedicata allo studio dei banchi corallini, ha riferito che la copertura di coralli si è dimezzata da quando l'area è stata inclusa nella lista del Patrimonio Mondiale negli anni 1980.

Entro il 2050 vi saranno meno pesci e grandi distese di alghe dove una volta prosperavano complesse strutture coralline. Secondo Ove Hoegh-Guldberg, direttore del Global Change Institute dell'University of Queensland, gli sforzi correnti per aiutare la Barriera sono inadeguati. "Le minacce si intensificano è tempo di ripensamenti", ha detto. "Tre milioni di metri cubi di sabbia e terra saranno dragati per l'espansione di Abbot Point. Sarebbero scaricati al largo, dentro l'area del parco marino della Barriera".

Il direttore di Ports Australia, David Anderson, ha detto alla commissione del Senato che scaricare i sedimenti al largo è meno costoso e meno dannoso per l'ambiente, piuttosto che scaricarli sulla terraferma. Ma gli effetti non sono compresi e sono esagerati. "L'impatto dei sedimenti di drenaggio è minore a paragone di quello degli scarichi dei fiumi e dei cicloni", ha aggiunto. E il direttore del Resources Council che rappresenta le compagnie minerarie, Michael Roche, ha assicurato che l'impatto del drenaggio sarà localizzato e temporaneo e non danneggerà la salute di lungo termine della Barriera. "Chiediamo alla commissione di concentrarsi sui fatti reali e sulla scienza reale e non farsi distrarre da campagne emotive contro il settore minerario. Il drenaggio è necessario per tenere aperti i porti ed espanderli, il che è importante per le nostre infrastrutture economiche quanto le strade e le ferrovie", ha affermato.
[fonte ansa]

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