Il Mit boccia la missione Mars One: coloni su Marte morirebbero dopo 68 giorni

La morte per soffocamento segnerebbe dopo appena 68 giorni la fine della prima colonia umana su Marte così come prevista da Mars One, il progetto lanciato nel 2012 dall'imprenditore olandese Bas Lansdorp per portare i primi quattro astronauti sul Pianeta Rosso nel 2025 con un viaggio di sola andata. A bocciare sonoramente questo piano sono gli esperti del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston.

Per i coloni morte per asfissia dopo 68 giorni - Secondo la loro simulazione, presentata al congresso astronautico internazionale di Toronto, i calcoli alla base di Mars One sono un po' troppo ottimistici: a differenza di quanto sostengono i promotori del progetto, infatti, gli obiettivi prefissati non sarebbero raggiungibili con le tecnologie attualmente disponibili.

Calcoli completamente sbagliati - L'idea di produrre il cibo per gli astronauti direttamente su Marte, per esempio, richiederebbe 200 ettari di terreno e non 50 come previsto. Se le coltivazioni venissero poi cresciute nello stesso habitat degli umani, come proposto da Mars One, allora l'ossigeno prodotto dalle piante potrebbe raggiungere livelli così elevati da uccidere i coloni per asfissia dopo appena 68 giorni.

Tutti gli errori di calcolo di Mars One - Altra “falla” del progetto riguarda l'approvvigionamento di acqua: al momento infatti le tecnologie necessarie per “sciogliere” il ghiaccio marziano non sono ancora pronte per essere usate, specialmente nello spazio. Conti da rifare anche per quanto riguarda i razzi necessari a trasportare i primi materiali per costruire la colonia: secondo il Mit non ne servirebbero 6 ma almeno 15, con un costo di circa 4,5 miliardi di dollari.

Unica speranza nelle future stampanti 3D - Gli ideatori del progetto Mars One avrebbero poi sottovalutato il problema dei pezzi di ricambio necessari alla prima colonia umana: i rifornimenti da Terra potrebbero partire solo una volta ogni 26 mesi e arriverebbero su Marte dopo 180 giorni. Sarebbe dunque necessario sviluppare una nuova generazione di stampanti in 3D capaci di produrre in loco i pezzi di ricambio nelle dimensioni adatte.
[fonte tiscali]

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