In arrivo terremoto devastante al Sud: aumentano gli studiosi convinti di questa tesi

Il primo a teorizzare un simile terremoto era stato il direttore dell’Enea di Bologna Alessandro Martelli. A dargli manforte un gruppo di studiosi italiani e stranieri. Fra le zone “a rischio” le aree industriali siciliane.

Aveva fatto discutere qualche tempo fa l’affermazione di Alessandro Martelli, direttore dell’Enea di Bologna, che aveva teorizzato l’arrivo di un terremoto di grandi proporzioni nel Sud Italia, fra Sicilia e Campania. Lo studioso aveva affermato che il sisma avrebbe potuto raggiungere i 7,5 gradi sulla scala Richter.

Secondo il ricercatore, che aveva formulato la propria previsione nel 2012, il terremoto dovrebbe avvenire nella seconda parte del 2014 in un’area che potrebbe essere localizzata attorno allo Stretto di Messina. Ovviamente, le sue affermazioni avevamo suscitato la viva reazione di altri studiosi e avevano fatto discutere non poco, nonostante egli le avesse supportate con la scoperta di un algoritmo che – a suo dire – potrebbe essere in grado di prevedere i terremoti. A dare manforte alla sua ipotesi erano, poi, arrivati altri due algoritmi scoperti da studiosi italiani e un terzo da studiosi russi, che avrebbero fornito un quadro generale di probabilità compatibile con quello teorizzato da Martelli.

La notizia è che qualche tempo fa sono scesi in campo altri studiosi per sostenere la giustezza delle tesi di martelli: si tratta del russo Wladimir Kossobokov, scienziato dell’Accademia delle Scienze, di Antonella Peresan, ricercatrice dell’Università di Trieste, di Giuliano Francesco Panza, docente di sismologia dell’università di Trieste e di Carlo Doglioni, docente di Scienza della Terra dell’Università di Roma: tutti concordi sul fatto che potrebbe arrivare un terremoto di vaste proporzioni nel Sud Italia e che potrebbe essere localizzato fra Sicilia e Calabria. 

“La probabilità che un simile terremoto si verifichi è pari al 70 per cento – aveva detto Martelli – per cui chiudere gli occhi e far finta di non sapere non evita i problemi, anzi fa sì che non si faccia ciò che può esser fatto per alleviare le conseguenze di un evento calamitoso”.

Lo studioso aveva anche affermato che un simile terremoto potrebbe avere effetti devastanti a causa del metano, soprattutto nelle zone industriali: “Il fatto che in Italia non abbiamo una normativa sismica specifica per l’industria – aveva detto a RaiNews 24 – è un dato di fatto. Peraltro, il metano è più leggero dell’aria, tende a salire verso l’alto. Nel caso fosse liberato da un terremoto troverebbe le cosiddette fiaccole che innescherebbero un incendio impressionante. Tutta l’area si trasformerebbe in una enorme nube di fuoco, la gente morirebbe per le esalazioni venefiche, più che sotto le macerie”.

In sicilia le zone a rischio sarebbero Milazzo, nei pressi dell’area industriale, ad Augusta nella zona del petrolchimico di Priolo, e nell’area delle raffinerie di Gela.
C’è da credere a questi studiosi o si tratta di esagerazioni?
[fonte resapubblica]

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