Drogati di internet: come riconoscere la dipendenza e sconfiggere la patologia

La sempre maggiore diffusione di tablet e smartphone sta facendo crescere velocemente anche in Italia una nuova forma di dipendenza: quella da Internet. Adolescenti che restano connessi fino a 18 ore al giorno o adulti che prendono le ferie per navigare liberamente sui siti porno sono solamente le punte dell’iceberg di un fenomeno che rimane ancora poco conosciuto alla maggior parte dei cittadini. Abbiamo approfondito il tema con Federico Tonioni, responsabile del primo ambulatorio italiano che cura la dipendenza da internet aperto al Policlino Gemelli di Roma. 

Dal punto di vista medico, una persona quando viene definita internet dipendente? 
“Contrariamente a quanto si possa pensare la dipendenza non è associata necessariamente alle ore di connessione ma alla presenza di segni di ritiro sociale” 

Cosa si intende per ritiro sociale?
“La tendenza ad isolarsi e a relazionarsi emotivamente dal vivo con difficoltà. I casi più gravi sono quelli di ragazzi che non escono più di casa e che rinunciano perfino ad andare a scuola. Ma non vanno sottovalutati neanche altri comportamenti asociali come l’abbandono dell’attività sportiva o il rimanere chiusi in albergo a giocare online durante le vacanze. In generale possiamo dire che il sintomo più importante è l’abbandono di tutto ciò che è contatto dal vivo e un aumento delle difficoltà relazionali”. 

Gli esempi fatti valgono in particolar modo per i giovani. Ma quali sono i segni di dipendenza più evidenti negli adulti che sono obbligati, per esempio per motivi di lavoro, ad avere contatti con altre persone? 
“In questo caso assume una maggiore importanza il numero di ore di connessione. Attenzione però: non è importante il numero di ore passate davanti al computer ma il tempo mentale occupato. Una persona che passa due ore al giorno nei siti per adulti e pensa a questa attività per altre 10 ore è più dipendente di una che ne passa tre ma nel resto della giornata pensa ad altro”. 

E’ possibile definire un numero di ore passate in rete oltre il quale scatta un allarme dipendenza? 
“No non è possibile. Non esiste un numero preciso. Un agente della polizia postale a caccia di pedofili sta tutto il giorno su internet ma non si può dire che sia dipendente. La cosa importante è la tendenza di una persona a stare al computer il più a lungo possibile”. 

Ha parlato di computer ma immagino che si riferisca anche agli smartphone. 
“Assolutamente sì. Quando parliamo di computer ormai parliamo degli smartphone perché la compulsività trova terreno facile dove c’è anche la portabilità dello strumento”. 

Quali sono le fasce di età più a rischio?
“Tutte, compresi i bambini piccoli che sono affascinanti da strumenti magici come il touch screen. Chiunque ha un figlio sa che la maggior parte delle relazioni ormai sono online. Va benissimo ma fino a quando queste non prendono il posto delle relazioni sociali dal vivo”. 

Guarire dalla dipendenza è facile o difficile? 
“Non è né facile né difficile. Gli adolescenti vanno semplicemente reindirizzati a fare esperienze reali. In certi casi la guarigione può essere molto rapida perché data la giovane età sono mentalmente molto elastici. Le guarigioni degli adulti richiedono tempi più lunghi ma sono più stabili nel tempo. Con loro si lavora soprattutto sulla riduzione del numero di ore di connessione”. 

Lei è responsabile del centro dipendenza del Policlino Gemelli di Roma. Esistono strutture analoghe in altre città italiane?
“Che io sappia nel pubblico c’è un centro simile solamente all’ospedale Molinette di Torino”. 

Se una persona ha il sospetto che un figlio o un familiare abbia una dipendenza da internet cosa deve fare? A chi può rivolgersi?
“Prima di tutto dovrebbe parlarne con una persona di buon senso. Anche un buon medico di base è in grado di dare un consiglio. Però ripeto: l’unico segno davvero preoccupante è il ritiro sociale. Come casi ho avuto anche quelli di mogli che mi hanno portato i loro mariti affermando che erano dipendenti da internet e poi si è scoperto che passavano ore a chattare con l’amante. In questo caso non si poteva certo parlare di patologia ma di qualcos’altro”. 

Quale è il rischio di una dipendenza non curata?
“Che si cronicizzi nel tempo. Tutte le dipendenze sono tentativi di soluzione rispetto ad angosce più profonde. E’ una difesa rispetto a qualcosa che il paziente sente ancora più grave. E’ coma una sorta di guscio protettivo. Se una dipendenza non si riconosce e non si cura il guscio diventa sempre più spesso e le persone oltre che isolarsi si impoveriscono mentalmente e affettivamente”.
[fonte tiscali]

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