Riconoscere e curare il fegato grasso, un campanello d'allarme per sindrome metabolica e diabete

Ci sono due validi motivi per non sottovalutare la steatosi epatica, meglio conosciuta come "fegato grasso" o "fatty liver", una condizione molto diffusa, ma spesso trascurata, che nei paesi occidentali, caratterizzati troppo spesso da sedentarietà e alimentazioneipercalorica, riguardacirca un quarto degli adulti, soprattutto gli uomini, ma anche bambini e adolescenti, in cui rappresenta una delle principali cause di malattia epatica cronica. Oggi l'epatite C è la causa principale di trapianto di fegato, ma nei prossimi anni con la rapida riduzione della prevalenza del virus C nella popolazione grazie alle terapie con i nuovi farmaci antivirali, il primato potrebbe andare proprio alla steatosi.

Il primo motivo per cui è obbligatorio diagnosticare una steatosi epatica non alcolica (esiste infatti anche la steatosi causata dall'abuso di alcol, a maggior rischio di evoluzione verso la malattia epatica cronica) è che non si tratta affatto di una patologia sempre innocua e dall'andamento benigno: in mancanza di cure nel 10-15 per cento dei casi può evolvere verso l'epatite (la cosiddetta steatoepatite non alcolica), la fibrosi epatica e la cirrosi e questa percentuale è maggiore nelle persone in sovrappeso o con sindrome metabolica.

Il secondo motivo, messo in evidenza di recente da una revisione di diversi studi clinici pubblicata sulla rivista "Digestive and Liver Disease" da un gruppo italiano dell'Università di Modena, è che la steatosi non alcolica potrebbe essere un fattore di rischio per lo sviluppo futuro del diabete e sindrome metabolica. Se è vero che negli adulti in soprappeso o con obesità (specie quella centrale con accumulo di grasso nell'addome) la percentuale di steatosi sale al 90 per cento e al 70-80 per cento nelle persone con diabete di tipo II o con colesterolo e trigliceridi elevati, o con sindrome metabolica, è anche vero che il fegato grasso può precedere di fatto proprio il diabete stesso e la sindrome metabolica, tanto da poter essere considerata a tutti gli effetti un campanello d'allarme da riconoscere tempestivamente se si vuole fare prevenzione.

La diagnosi è quindi fondamentale: è utile in tal senso valutare, almeno in chi è in sovrappeso o presenta dislipidemia (cioè l'alterazione dei trigliceridi nel sangue) il valore delle le transaminasi del fegato (AST e ALT), il cui aumento è spesso accompagnato da un incremento della gamma Gt, ed eseguire un'ecografia epatica. Chi soffre di steatosi va monitorato nel tempo per prevenire l'evoluzione verso la cirrosi, attraverso un esame ecografico annuale e soprattutto con la correzione dei fattori di rischio.

Ma come combattere la steatosi epatica? Riducendo i fattori di rischio, adottando cioè un corretto stile di vita: alimentazione corretta, povera di zuccheri, grassi saturi (contenuti nelle carni, formaggi e salumi grassi e nei condimenti di origine animale) e soprattutto alcol, riduzione graduale dei chili in eccesso e attività fisica regolare, importante a prescindere dalla perdita di peso in quanto in grado di ridurre la resistenza all'insulina alla base della steatosi.

Secondo una revisione scientifica di qualche anno fa pubblicata dalla rivista "Journal of the American Dietetic Association", nelle persone obese è necessaria una dieta lievemente ipocalorica, capace di provocare una diminuzione graduale del peso, almeno del 10% (in pratica 8-10 kg in chi pesa ottanta chili, ma non più di mezzo chilo-un chilo alla settimana), con una quantità di grassi non superiore al 30 per cento delle calorie totali e con una preferenza per quelli monoinsaturi (prevalenti nell'olio d'oliva) e per gli omega- 3 (di cui sono ricchi i pesci grassi), che possono ridurre il rischio di steatosi e migliorare le alterazioni lipidiche del sangue. Senza tralasciare, va ribadito, l'attività fisica.
[fonte tiscali]

Commenti

Post popolari in questo blog

E se vivessimo in un universo che è un’illusione?

24 novembre 2010 - [I cerchi nel grano indicano questa data]

MAPPA DEI VULCANI ATTIVI NEL MONDO