Moriremo presto, moriremo tutti!

Il nuovo report sul clima dell’Ipcc e i vecchi tic catastrofisti.

L’Ipcc, il panel Onu di esperti del clima, ha pubblicato la seconda parte del suo report sui cambiamenti climatici, espressamente dedicata a politici e giornalisti. Nulla di nuovo: pagine fitte di previsioni apocalittiche così datate da non fare nemmeno più paura. Guerre, carestie, inondazioni, siccità, livello dei mari che s’innalza, tutto per colpa dei gas serra prodotti dalle attività umane. L’Ipcc suona il solito spartito che da qualche decennio viene eseguito da chi è convinto di potere prevedere il futuro climatico ed economico del mondo a colpi di modelli al computer. I giornali hanno abboccato, e ieri riempivano pagine intere con articoli che sembrano il copia-incolla di pezzi scritti sette-otto anni fa. Il catastrofismo Onu pare però aver perso la sua spinta propulsiva, quella del terrore inoculato nell’opinione pubblica a colpi di annunci sconvolgenti: da tempo ormai i governi non prendono più in considerazione l’idea di usare le sue indicazioni come criteri per le politiche pubbliche. 

Come ammesso dallo stesso Ipcc, poi, le temperature globali non aumentano più e non ci sono evidenze scientificamente fondate sulla correlazione tra emissioni di CO2 e fenomeni estremi (i quali neppure sono statisticamente in aumento). Lo stesso panel di esperti si è dovuto regolare: si insiste meno sulla favoletta di regolare il clima da qui al 2100 spegnendo la luce e lavandosi i denti con poca acqua e si parla finalmente di adattamento. Il clima cambia come è sempre cambiato nella storia del nostro pianeta. Pensare di fermarlo spegnendo i Suv e girando in bicicletta è surreale. Secondo lo scenario più catastrofico previsto dal report dell’Ipcc, infine, pare che il pil mondiale si contrarrebbe di 2 punti nei prossimi decenni a causa del riscaldamento globale. Un decennio fa previsioni catastrofiche diedero il via all’isteria collettiva da cambiamento climatico.
[fonte ilfoglio]

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