Il danno cerebrale che simula lo stato vegetativo

Alcuni pazienti che sembrano in uno stato vegetativo in realtà sono consapevoli di se stessi e dell'ambiente circostante. All'origine di questa loro condizione c'è un danno nei collegamenti fra il talamo, una struttura chiave della coscienza, e la corteccia motoria.

E' un danno al collegamento fra talamo e corteccia motoria primaria a far sì che alcuni pazienti colpiti da lesioni cerebrali, pur essendo coscienti, siano apparentemente in stato vegetativo perché incapaci di risposte comportamentali. A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori dell'Università di Birmingham, in Gran Bretagna, e del Brain and Mind Institute, della Western University a London, in Canada, che firmano un articolo su “JAMA Neurology”.

Negli ultimi anni il perfezionamento delle tecniche di visualizzazione dell'attività cerebrale ha accertato che alcuni pazienti classificati in stato vegetativo permanente in realtà mostravano segni di attività cerebrali caratteristiche di uno stati di coscienza; per esempio, in risposta a comandi o suggestioni dei medici, si osservava un aumento dell'attività di alcune aree della corteccia che si attivano nelle persone coscienti ma non in quelle effettivamente in stato vegetativo.

Queste persone tuttavia non riuscivano a manifestare la loro consapevolezza con un comportamento motorio. "Un certo numero di pazienti che sembrano in stato vegetativo in realtà sono consapevoli di se stessi e l'ambiente circostante, sono in grado di comprendere il mondo che li circonda, creare ricordi e immaginare gli eventi come qualsiasi altra persona", spiega Davinia Fernández-Espejo, coautrice dello studio. "Per tentare di sviluppare terapie mirate ad aiutare questi pazienti bisogna identificare la causa di questa dissociazione tra la loro coscienza e l'incapacità di rispondere con il movimento intenzionale."

I ricercatori hanno confrontato l'attività cerebrale di due pazienti - uno dei quali con segni di coscienza rilevabili solo  dall'attività cerebrale e l'altro ancora in grado di compiere alcuni movimenti volontari – e paragonata a quella di soggetti sani.

Tutti i partecipanti allo studio sono stati sottoposti a risonanza magnetica funzionale e a imaging con tensore di diffusione - o trattografia, una tecnica che consente di tracciare i percorsi neurali funzionanti – mentre veniva loro chiesto di immaginare un movimento (senza eseguirlo), per esempio alzare una mano.

Si è così scoperta la presenza di danni alle fibre nervose che collegano il talamo, una struttura cerebrale essenziale perché si manifesti la coscienza, e la corteccia motoria primaria, che guida l'attività muscolare volontaria.

Anche se ci vorranno ancora anni di ricerche, ha detto Fernández-Espejo, "l'obiettivo finale è usare queste informazioni per terapie mirate che possano migliorare la qualità della vita dei pazienti. Anche ritrovare la possibilità di movimento di un dito apre tante possibilità di comunicare e di controllare il proprio ambiente”.

E' il caso, per esempio, dei pazienti affetti dalla sindrome locked in. Perfettamente coscienti, controllano solo il movimento delle palpebre, usando il quale riescono però comunicare, come dimostra Lo scafandro e la farfalla di Jean-Dominique Bauby che ha potuto raccontare la sua condizione componendo il libro solo con il movimento degli occhi.
[fonte lescienze]

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