REGIONALI - RISCHIO BROGLI [VELENI E SOSPETTI]

Pacchi bomba e buste con proiettili, allarme brogli e voti di scambio. Cose dannatamente serie mescolate a colpi di teatro come «i 5000 gladiatori della libertà», gli angeli custodi del voto che i capigruppo del pdl Gasparri e Cicchitto hanno ingaggiato per presidiare i seggi dove tra oggi e domani andranno a votare 41 milioni di italiani. Clima teso, come previsto, intorno a un appuntamento elettorale diventato decisivo non solo per tredici regioni ma per tutta la legislatura, per Berlusconi e i rapporti con i suoi alleati, da Fini a Bossi, e per lo stesso Pd. C’è molto, quasi tutto, in palio in questo voto. Lo dimostra una campagna elettorale che Berlusconi ha voluto monopolizzare in prima persona, dividendo il mondo in buoni e cattivi, in partito dell’odio (quelli che lo contraddicono)e partito dell’amore, il suo ovviamente.

Con queste premesse, i fatti di ieri erano nell’aria. Nella fascia delle cose non solo possibili ma probabili. Quasi attesi. Come altri che potrebbero accadere nelle prossime ore. Proprio una decina di giorni fa gli 007 avevano segnalato il rischio di «azioni eclatanti alla vigilia delle elezioni» complice un clima politico «non certo sereno». «Nulla di riconducibile a gruppi ed organizzazioni» precisano oggi ambienti dell’antiterrorismo che temono anche «gesti isolati». Azioni non di terrorismo vero e proprio, ma di disturbo durante le operazioni di voto e di spoglio delle schede. Le premesse ci sono tutte, a Napoli e in Campania, a Milano, ma soprattutto a Roma. A mescolare tutto si fa il gioco di chi vuole fare un gran polverone. Occorre distinguere.

La busta esplosiva indirizzata alla Lega e al ministro Maroni ma esplosa tra le mani di Pietro De Simone nell’ufficio postale di piazzale Lucano a Milano è firmata dal Fai (Federazione anarchica informale) e appartiene al progetto anarchico di colpire la politica del governo «leghista» e «contro gli immigrati». Un fatto che preoccupa. «Annunciano l’inizio di una nuova campagna» sottolinea un investigatore che ipotizza «la conclusione del silenzio operativo». Gli ultimi episodi firmati dal Fai risalgono a dicembre, un tubo esplosivo ma mai esploso alla Bocconi e una busta esplosiva al Cie di Gradisca di Isonzo. La lettera di minacce con annesso proiettile intercettati a Linate sono stati subito derubricati tra le cose «possibili ma non preoccupanti». In risposta a questi episodi il ministro Maroni ha convocato per giovedì prossimo il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza.

Ma il titolare del Viminale è assai più preoccupato per le operazioni di voto che non per le affermazioni in vita delle sigle anarchiche. Ministro e capo della polizia Antonio Manganelli hanno firmato tre circolari destinate a prefetti e questori per rafforzare i presìdi e la sorveglianza ai seggi. «E’ stata intensificata la vigilanza - si spiega - dentro e fuori i seggi con servizi di volanti e gazzelle e pattuglie appiedate». Nel dispositivo sono previste anche «le pattuglie prevenzione crimine», utili in caso di «improvvise azioni dimostrative».

I timori ai seggi si differenziano a seconda delle città. A Napoli e in Campania il prefetto Alessandro Pansa ha garantito «massima vigilanza» nelle operazioni di voto dopo il doppio caso delle schede elettorali trafugate da un tipografo e di pacchi di certificati elettorali di cittadini con lavori precari ritrovati in una sala giochi della periferia. Il prefetto ha previsto un piano antibrogli per contrastare «una situazione di tensione generale», «forme di pressione su candidati ed elettori» e «il pericolo di brogli».

Non meno tesa la situazione a Roma dove il Pd accusa il Pdl di «pianificare il caos nei seggi». Succede infatti che il Pdl ha messo in campo 5000 «gladiatori della libertà», cioè i rappresentanti di lista che hanno il diritto e il dovere di monitorare le operazioni di voto e di spoglio. A costoro, accusa Nico Stumpo responsabile organizzazione del Pd, «è stato dato ordine di far considerare valide anche le schede dove sono indicati i nomi dei candidati esclusi dalla competizione per via del pasticcio liste». Questo, conclude Stumpo, «vuol dire alimentare il caos e lo scontro ai seggi».
Una brutta aria. Come nel 2006. Uno spoglio elettorale, quello, ancora pieno di misteri.
[fonte unità]

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