IL SISTEMA ANEMONE

Girandola di assegni e 240 conti correnti. Ecco come funzionava il "sistema Anemone". Sotto osservazione la lista di lavori che l'imprenditore, ora in carcere, ha svolto per committenti pubblici e privati. Il racconto del professionista: "Balducci mi chiese di mettermi a disposizione" .

Nelle mani della Guardia di Finanza ci sono 240 conti correnti bancari che fanno tremare in queste ore i Palazzi del Potere. Sono i nodi del "sistema Diego Anemone". Le stazioni di posta e smistamento su cui, a partire dal 2003, il costruttore che dava del "tu" ai potenti della politica e delle forze di polizia, ai capibastone del cinema e della televisione, ai rapaci boiardi delle opere pubbliche, ha fatto transitare nel tempo generose provviste con cui comprare la benevolenza di chi, in questo Paese, può decidere la fortuna o la rovina di un imprenditore. Sono conti che, nel tempo, Anemone ha acceso ora personalmente, ora attraverso il suo commercialista dalle mille risorse Stefano Gazzani e che conservano traccia di decine e decine di operazioni "gemelle". Di cambio contanti verso assegni circolari con cui regalare ai "beneficiati" una casa, un viaggio, un film da attore protagonista, una produzione televisiva.

Di questo sistema, oggi, si comincia a intravedere con una qualche nitidezza la grana ("manca la pistola fumante", dissero in molti all'indomani dell'arresto della "Cricca"). Ma, soprattutto, di questo sistema comincia a parlare chi ne è stato parte. L'architetto Angelo Zampolini. E' un incipit, certo. Ma, come vedremo, significativo, perché innanzitutto svela un metodo e dunque consegna nelle mani degli investigatori una bussola decisiva per orientarsi, di qui in avanti, nella lettura di quei 240 conti, delle operazioni per cui sono stati utilizzati.

A Roma, Angelo Zampolini è un professionista affermato e conosciuto. Soprattutto nei palazzi che contano. Ha, per dirne una, diretto i lavori per la ristrutturazione della Biblioteca della Camera. E, quando venerdì 23 aprile, bussano alla sua porta i militari della Guardia di Finanza con in mano un avviso di garanzia per riciclaggio e associazione per delinquere, gli crolla il mondo addosso. Chiede di potere essere sentito immediatamente sulle quattro operazioni "in nero" che gli vengono contestate: gli acquisti della casa del ministro Claudio Scajola (900 mila euro), dell'appartamento di Lorenzo Balducci (435 mila euro), delle due abitazioni del generale della Finanza (oggi Aisi) Francesco Pittorru e di sua figlia Claudia (285 e 520 mila euro). La sera stessa di venerdì, insieme all'avvocato che lo difende, Grazia Volo, è a Perugia, negli uffici dei pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi.

La sua difesa è semplice e rivelatrice. E' una magnifica chiave per capire "il sistema". Anemone - racconta Zampolini - gli è stato presentato nel 2003 da Angelo Balducci, allora Presidente del Consiglio Nazionale dei Lavori Pubblici. Zampolini conosce Balducci da tempo, per aver frequentato cantieri importanti delle opere pubbliche. La sua parola, dunque, i suoi inviti, vanno raccolti con solerzia. Balducci - aggiunge - gli ha spiegato che quel giovane rampollo di una famiglia di costruttori, è "un emergente". "Mi chiese di mettermi a disposizione di Anemone e io lo feci".

Balducci - lo sappiamo - ha ottimi motivi per promuovere Diego Anemone. Ma quel che interessa ed è inedito, nel racconto di Zampolini, è perché al "giovane emergente" servano dei professionisti affermati e fidati da avere a disposizione. Anemone ha bisogno di "tasche". Di canali insospettabili attraverso cui veicolare operazioni per contanti in cui non deve restare traccia dell'origine e dei beneficiari. Per carità, ha già accanto a sé Stefano Gazzani, un commercialista con studio a Grottaferrata, che di acrobazie se ne intende. Perché assiste da sempre la famiglia Anemone - Diego, Luciano, Daniele, Dino, Vanessa - e la sua intricata rete di società e bilanci. Che per lui apre e chiude conti correnti bancari. E su quei conti dispone. Ma, evidentemente, non basta più. Per le operazioni immobiliari serve un altro professionista. Zampolini, appunto. Il lavoro che deve fare - spiegherà l'architetto nel suo interrogatorio - è semplicemente chiudere una serie di operazioni immobiliari di cui Anemone è l'esclusivo dominus. Avrà del contante, molto contante, e tutto quel che dovrà fare è cambiarlo in assegni circolari di piccolo taglio (sotto la soglia che la legge impone per la segnalazione alle autorità di controllo bancarie e di Finanza) da intestare ai venditori degli immobili. Succede con Scajola, con Balducci junior, con il generale Pittorru. Succede - ne sono convinti i pubblici ministeri di Perugia e i militari della Guardia di Finanza - in molte altre occasioni.

Quali? Qualificate fonti investigative spiegano che sui 240 conti riconducibili al Gruppo Anemone si sta facendo un lavoro certosino. Ogni operazione per contanti poi cambiati in assegni circolari viene tracciata, ne viene individuato il beneficiario e quindi il dato viene incrociato con un altro tipo di risultato: l'elenco dei lavori che, negli anni, l'impresa Anemone ha svolto per grandi committenti pubblici e piccoli, ma assai famosi, committenti privati. Non è dato sapere - oggi - quanto tempo questo lavoro di ricostruzione porterà via, ma se ne cominciano a intravedere le coordinate. "La grande disponibilità di contanti di Anemone - spiega ancora la fonte investigativa - si giustifica con le importanti e numerose commesse che il costruttore ha ricevuto nel tempo dal Vaticano. Come è già apparso chiaro nelle indagini della Procura di Firenze per la vicenda di don Evaldo Biasini (il frate missionario sollecitato da Anemone alla vigilia dei suoi incontri con Guido Bertolaso e utilizzato da Anemone come "cassaforte" per i pagamenti urgenti ndr.), i committenti vaticani devono essere stati per Anemone una fonte di contante sicura, perché extraterritoriale. Al resto, pensavano gli altri". I professionisti ridotti a "tasche", "a disposizione": Zampolini, Gazzani e la pletora di finti consulenti imbarcati nelle società che il commercialista apriva e chiudeva per conto del suo "principale". Anemone, poi, avrebbe pensato a far quadrare i conti, ricaricando i "costi" del sistema (case, tendaggi, macchine, escort, viaggi) sulla bolletta delle Grandi Opere dei cui appalti, invariabilmente, risultava vincitore.

Riferiscono che in molte case importanti, in queste ore, chi ha avuto a che fare con operai delle imprese Anemone, con acquisti "fortunati" di appartamenti da sogno, stia affannosamente provando a ricostruire con esattezza importi e motivo di quelle prestazioni o di quella "fortuna". Nel sottoscala della politica è cominciato anche il solito "l'indovina chi" del sistema Anemone. Un gioco al massacro che non va raccolto, evidentemente, ma che racconta una cosa: la paura.
[fonte rep.ca]

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