Oxford, il giallo degli scienziati, ucciso un prof, arrestato un collega

Il delitto nel villaggio dove si suicidò la gola profonda dell'Iraqgate. I due studiosi erano amici per la pelle e dieci anni fa avevano scritto un libro insieme.

LONDRA - Prendete due docenti di Oxford, un manuale di astrofisica scritto a quattro mani, il villaggio dove si suicidò la "gola profonda" dell'Iraqgate, una serata al pub e un delitto che non sembra un delitto, mescolate bene il tutto, e che cosa ottenete? Un giallo degno della penna di Agatha Christie, che forse solo Poirot potrebbe risolvere: o più precisamente l'ispettore Morse, il personaggio dei romanzi di Colin Dexter da cui è tratta una popolare serie televisiva britannica esportata in tutto il mondo (Italia compresa), un detective che indaga per l'appunto anche fra le gotiche guglie della più prestigiosa università d'Europa.

Ma questa non è finzione romanzesca. È la storia di due matematici e astrofisici di Oxford cinquantenni, il professor Steven Rawlings, inglese, sposato, con figli, e il professor Devinder Sivia, indiano, di religione Sikh, scapolo. Due amici per la pelle, che si conoscono da quindici anni e dieci anni fa hanno perfino scritto un libro insieme (titolo: Foundations of Science Mathematics). Li chiamavano "best friends", la migliore coppia di amici di Oxford. Sempre insieme. Sempre d'accordo. Due sere fa vanno a bere e mangiare al pub accanto alla facoltà. Quindi, dopo cena, l'indiano invita l'inglese a casa propria. È in un villaggio fuori Oxford: lo stesso dove viveva David Kelly, lo scienziato che si tolse la vita nel 2003 perché smascherato dal governo Blair come la "gola profonda" che aveva detto ai giornali che il dossier dei servizi segreti britannici sull'esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq, la ragione per fare entrare in guerra il Regno Unito, era stato "gonfiato" su ordine di Downing street, per renderlo "più allarmante". Un suicidio che secondo alcuni fu in realtà un omicidio, per chiudere per sempre la bocca a Kelly. E ora, nello stesso luogo, va in scena un altro mistero.

All'una e mezza di notte l'indiano chiama il pronto soccorso. Quando arriva l'ambulanza, il suo amico è in fin di vita: muore nel tragitto verso l'ospedale. "Un attacco di cuore", dice l'indiano agli infermieri. Un infarto, è la prima diagnosi dei medici. Ma poi si accorgono che l'uomo ha il corpo coperto di ecchimosi. Qualcuno lo ha picchiato selvaggiamente. Forse sono state le botte a procurargli la crisi cardiaca. A ucciderlo. Viene chiamata la polizia. Quando gli agenti arrivano a casa del professor Sivia, lo trovano tutto vestito di bianco, tranne il turbante Sikh, azzurro. Lo arrestano e lo portano via per interrogarlo. I poliziotti non trovano tracce della presenza di altre persone. "Abbiamo sentito urla, frastuono, rumori", testimoniano i vicini del villaggio. Una lite, dunque. Per un diverbio scientifico, sostiene una fonte anonima citata dai giornali. Un movente stravagante per un delitto. Romanzesco. Eccentrico, proprio come certi docenti di Oxford. La cittadella universitaria è sotto shock. "Siamo devastati", dicono i familiari del professor Rawlings. "Abbiamo degli indizi ma nessuna prova", dicono alla polizia. Forse arriverà una confessione. Oppure, per sapere cosa è successo quella notte in quella casa tra i due matematici, ci vorrebbe una trovata dell'ispettore Morse.
[fonte rep.ca]

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