S&P taglia Francia e Italia -

Il nostro paese scende a BBB+ Parigi perde la tripla A, l'Italia e la Spagna, con Portogallo e Cipro, due livelli di credito. Di un livello, oltre a Parigi, scendono anche Austria, Malta, Slovacchia e Slovenia. Ma la reazione, anche a livello di finanza, è stata tiepida. Le Borse che hanno segnato punti negativi - come Piazza Affari - l'hanno fatto più per problemi interni all'economia nazionale.

Italia declassata da Standard & Poor's: pochi giorni dopo l'incontro Monti-Merkel, la brutta notizia arriva, a borse chiuse, dagli Stati Uniti: si scenda da A+ a BBB+. Per tutto il pomeriggio, si sono rincorse le voci sulla Francia. Fonti governative di Parigi citate dall'Agence France Presse hanno sostenuto che la Francia era fra i paesi a cui è stato tagliato il merito di credito - attualmente 'AAA'. Il ministro delle Finanze francese, Francois Baroin, nel tardo pomeriggio, conferma la notizia. "Non è una catastrofe, tutti i paesi dell'area Euro hanno avuto un declassamento". E ribadisce: non ci saranno ulteriori manovre. "AA+ è ancora un buon rating", ha aggiunto Baroin: "La Francia era stata avvertita che il suo rating sarebbe stato abbassato di un grado". Ma la notizia, circolata ancora a Borse aperte, ha provocato immediatamente effetti negativi sui listini più coinvolti. Alcune piazze europee hanno chiuso al ribasso, pur non arrivando a cedimenti drammatici.

L'annuncio ufficiale di Standard & Poor's è arrivato a chiusura della Borsa di New York: confermato il declassamente per Italia (due gradini) e Francia (uno), tagliato di due gradini il rating di Spagna, Portogallo e Cipro. Downgrade di un solo gradino, infine, anche Austria, Malta, Slovacchia e Slovenia. L'agenzia giudica insufficienti le misure adottate dai governi europei nelle recenti settimane ed ha quindi tagliato il rating di 9 Paesi europei sui sedici sotto osservazione. Confermati i rating di Germania, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Belgio, Olanda ed Estonia. 'Fuori concorso' la Grecia, unico paese dell'area euro a non essere stato oggetto di declassamento perchè già considerato sull'orlo del default. Tutti e sedici i paesi hanno un outlook negativo, con le eccezioni di Germania e Slovacchia. Confermati quindi i rating di Germania, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Belgio, Olanda ed Estonia. 'Fuori concorso' la Grecia, uico paese dell'area euro a non essere stato oggetto di declassamento perché già considerato sull'orlo del default. Tutti e sedici i paesi hanno un outlook negativo, con le eccezioni di Germania e Slovacchia.

Focus sull'Italia. Quanto all'Italia, spiega l'agenzia in un comunicato separato, "Il taglio riflette quella che consideriamo una crescente vulnerabilità dell'Italia ai rischi di finanziamento esterni e le negative implicazioni che ciò può avere per la crescita economica e quindi per le finanze pubbliche". E ancora: l'ambiente politico italiano è "migliorato" sotto il Governo Monti e le riforme allo studio possono "migliorare la competitività italiana". Tuttavia, "ci aspettiamo che ci sia un'opposizione alle attuali ambiziose riforme del governo e questo aumenta l'incertezza sull'outlook di crescita e quindi sui conti pubblici".

La giornata dei mercati. Il downgrade annunciato e poi confermato non ha avuto ripercussioni così forti sulla finanza europea. All'insegna del "Ti credo, ma non troppo". Perché è vero che le Borse sono girate in negativo alla prime voci di 'downgrade' e che l'euro rimane debole, ma il mercato dei titoli di Stato si è mosso poco, con gli spread delle nazioni sotto osservazione rimasti piuttosto stabili.

Lo spread tra il Btp italiano e il bund tedesco ha infatti archiviato l'ultima seduta della settimana 1 in rialzo a 487 punti rispetto ai 479 di ieri, cioè una differenza inferiore ai 10 punti base. Nel corso della giornata il differenziale è anche tornato sopra la soglia psicologica dei 500 punti, ma poi ha ripiegato in chiusura anche grazie all'intervento della Bce sul mercato secondario. I decennali francesi, con la tripla A a rischio, sono cresciuti di tre punti base, quelli spagnoli di nove. Poco più che briciole, per il mercato che è quello cui è rivolto il rating sul debito sovrano.

Insomma niente panico, anche grazie al confortante esito dell'asta dei Btp triennali, così come in Borsa sono maggioritari i segnali di ridotto interesse per le decisioni degli analisti di S&P che la paura che queste possano creare conseguenze gravi. Un esempio: il mercato azionario di Vienna, uno dei nuovi fronti che questo taglio potrebbe aprire, ha chiuso in rialzo (+0,4%) mentre l'indice Stoxx 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, ha ceduto un modestissimo 0,1%.

Dopo una corrente di vendite che nel pomeriggio ha fatto girare i listini, Madrid ha infatti concluso in positivo, Francoforte è stata la più debole tra le Borse principali con un calo di mezzo punto. Ad esclusione di Milano, che ha perso oltre un punto ma che ha pagato soprattutto debolezze 'locali', come quelle di Mps e anche del gruppo Fiat. Unicredit, fortemente esposta in Austria, ha chiuso stabile, e l'indice medio del settore bancario europeo ha finito la seduta azionaria con un aumento di oltre un punto percentuale.

Le manifestazioni in Francia. Decine di manifestanti stanno protestando davanti alla sede parigina di Standard & Poor's. A convocare la manifestazione è stato Jean-Luc Melenchon, leader del Parti de gauche, fuoruscito nel 2008 dal Partito socialista e candidato all'Eliseo. Melenchon ha invitato tutti a "resistere" alla "guerra della finanza contro la Francia". Melenchon sostiene che "la Banca centrale europea deve annunciare immediatamente che presterà alla Francia ad un tasso molto basso. Se non succederà, bisognerà sospendere i versamenti francesi al bilancio dell'Unione europea e coprire le prossime rate con un prestito forzoso sulle banche francesi che sono state rifornite dalla BCE".

Grecia a due facce. La conferma che gli operatori finanziari guardano poco alle macro-notizie viene anche dalla Borsa di Atene, salita del 2% nel giorno in cui l'Institute of international finance (Iif), rappresentante dei creditori privati della Grecia, ha annunciato la sospensione delle trattative 3 sulle modalità di ristrutturazione del debito pubblico di Atene. Cioè si avvicina il default ellenico, ma i mercati l'hanno scontato da tempo. E anche Wall street ha guardato più al deficit commerciale degli Stati Uniti salito a 47 miliardi di dollari in novembre (il massimo da giugno, peggio delle previsioni degli analisti) e ai conti poco ottimistici di JP Morgan.

Discorso leggermente diverso per l'euro, che non riesce a muoversi dai minimi degli ultimi 16 mesi ed è arrivato fino a quota 1,265 contro il dollaro, per poi risalire di qualche frazione. Il problema vero è che non c'è aria di ripresa di economica mondiale, tanto che il petrolio si muove stabilmente sotto quota 100 dollari al barile. Problemi di crescita, più che di rating tagliati, 'outlook' negativi e debiti sotto osservazione.
[fonte rep.ca]

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