Celentano: “La corporazione dei media contro di me. Per non far capire a voi”

“La corporazione dei media si è coalizzata in massa contro di me”. Celentano arriva e rispetta le attese. “Persino Travaglio – dice – non ha resistito e ad un certo punto anche lui ha voluto affondare il coltello nella piaga. Non la mia piaga, la vostra. Vi distolgono dal capire. Dal contesto del mio discorso estrapolano la frase cambiando anche i verbi”.

Entra in scena, comincia a parlare. Poi una, due pause. Infine riprende il discorso da dove lo aveva lasciato. Da Famiglia Cristiana e Avvenire, “che parlano del mondo, della politica” e non “dell’unica strada non interrotta”, quella del Signore. “Quando dico che andrebbero chiuse non è una forma di censura”, tenta di proseguire. E in sala volano alcuni fischi. “Basta” dice qualcuno. Celentano si ferma, riparte, ancora fischi. “Io non ho il potere di chiudere un giornale – ricomincia a dire – siamo in democrazia e ho espresso un desiderio. Per me potete anche stare aperti, ma almeno cambiate la testata. Parlare di Dio non significa soltanto scrivere ma significa mettere insieme una equipe per parlare della vita dei profeti e degli apostoli. Per poi parlare della vita di oggi”. La vita di Gesù - dice – deve essere “supportata da una presenza quotidiana per farlo rivivere”.

Dopo le polemiche e l’appello del direttore generale della Rai, Lorenza Lei, che per la serata conclusiva aveva invitato alla moderazione e al buon senso, l’intervento del molleggiato è molto più breve del primo. Celentano non si scusa, come avevano chiesto a gran voce la stampa cattolica e le gerarchie ecclesiastiche, ma prova a spiegare ed evita di aggredire. Rimane più morbido nei toni e nell’invettiva. Anche quando qualcuno dalla sala gli grida frasi non proprio complimentose, abbozza, sorride, e tira dritto.

Il risultato però non cambia. Le polemiche sono destinate a continuare. Non solo perché Claudia Mori, la moglie di Celentano, quando incrocia il consigliere di amministrazione Rai, Antonio Verro, gli dice a muso duro: “Complimenti per la buffonata che avete organizzato”, lasciando così intendere di considerare organizzata la mini-contestazione al marito. Ma perché è stato tutto il festival ad essere un disastro, nonostante i buoni risultati di ascolto della prima e dell’ultima serata (14,5 milioni di spettatori). E i vertici di viale Mazzini adesso devono fare i conti con i cocci: le dimissioni del direttore artistico Mazzi, l’invio di un commissario, la competizione canora, che rimane sullo sfondo, da molti giudicata pessima. E tutto questo non per colpa di Celentano, ma solo e soltanto della Rai.

Certo, l’intervento del “re degli ignoranti” solleverà ancora l’ira delle gerarchie cattoliche. Non ne fa mistero l’ex direttore di Avvenire, Dino Boffo, che rispetto alle parole di Celentano, parla di “falso in atto pubblico”. Mentre la prima vera replica arriva dall’attuale direttore del quotidiano della Cei, Marco Tarquinio, con un corsivo sul sito del giornale: ”Cancellare uno schiaffo in faccia alla verità è difficile – scrive Tarquinio – ed è difficile chiedere scusa a se stesso prima che a chiunque altro (nessuno di noi lo aveva preteso) allungando incredibilmente la lista dei presi di mira. Ma probabilmente – continua – è ancora più difficile pensare di poter sostituire un indicativo condito di imperiosa malizia (Avvenire e Famiglia Cristiana devono chiudere definitivamente) con un condizionale ingeneroso e furbetto (andrebbero chiusi se). Non si prendono in giro milioni di persone, non si può pensare di riuscirci, neanche se si canta bene, si ottiene ‘carta bianca’ dalla Rai. Peccato. Davvero peccato”. “PS Insomma, caro Celentano – conclude il direttore – , la delusione resta e s’aggrava. E come s’è capito ieri sera in diretta tv non è solo nostra”.

Si lamenta anche il presidente della Rai, Paolo Garimberti, che pure non aveva battuto ciglio quando l’azienda aveva firmato col cantante un contratto che gli dava la libertà più assoluta: “È di cattivo gusto il fatto che Celentano sia tornato ad attaccare i giornali cattolici, totalmente fuori contesto le teleprediche e il modo in cui sono stati toccati argomenti alti che andrebbero toccati in diverso contesto e con ben altro livello intellettuale”. E interviene pure il direttore generale della Rai Lorenza Lei. Che non entra nel merito, ma si limita a manifestare la propria “solidarietà” al consigliere Verro.

Così in attesa di quello che verrà detto e scritto nei prossimi giorni, Franco Siddi, segretario della Fnsi, il sindacato dei giornalisti, chiosa: “Per fortuna Sanremo è finito”.
[fonte ilfattoquotidiano]

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