Dormire di più fa bene alla memoria: in base alla qualità del sonno si allontana il rischio Alzheimer

Chi dorme di più corre un rischio minore di sviluppare con gli anni l’Alzheimer. E’ quanto sostiene lo studio condotto dai ricercatori dell’University School of Medicine di Saint Louis, che ha anche evidenziato una correlazione tra la formazione di placche di betamiloide, proteina responsabile della malattia, e un sonno agitato. I ricercatori hanno messo sotto esame il sonno di 100 pazienti di età compresa tra 45 e 80, tutti senza alcun sintomo della malattia. La metà aveva un familiare colpito da Alzheimer. I sonnografi hanno registrato qualità e quantità del sonno per ben due settimane. Alla fine, chi aveva avuto un riposo incostante per l’85% totale della notte, mostrava un rischio ben 5 volte superiore di ammalarsi di Alzheimer rispetto a chi aveva dormito di più e meglio. Al momento non si conoscono i motivi del rapporto esistente tra sonno e Alzheimer, che tuttavia, precisano i ricercatori, non è da considerarsi di causa effetto. “Sarà necessario ora comprendere se le modifiche del sonno possano aiutarci a riconoscere l'inizio del declino cognitivo", spiega Yo-El Ju, autore della ricerca.
 
Anche l’influenza e l’herpes aprono le porte ad Alzheimer e Parkinson - Un’altra ricerca, condotta stavolta da Ole Isacson, professore di neurologia presso l’Università di Harvard, rivela che ad esporre le persone al rischio Alzneimer, come anche al Parkinson, vi sarebbe anche la comune influenza. Quella che viene considerata come una malattia semplicemente “fastidiosa” può provocare un netto aumento delle probabilità di sviluppare i temibili morbi di Alzheimer e Parkinson. Entrambe le patologie, caratterizzate da degenerazione neurologica, potrebbe venire innescata anche dal virus dell'herpes, capace di penetrare la materia grigia creando infiammazione e vulnerabilità all'attacco dei due morbi. I ricercatori del team di Isacson hanno evidenziato che un attacco influenzale, di per sé, non può causare danni significativi, ma nel corso dell'esistenza i danni cellulari si accumulano e, unitamente a stress ambientali, possono portare a patologie neurologiche. “Il momento critico per le cellule cerebrali - spiega Isacson - arriva poche settimane dopo l'influenza, quando le molecole dell'infiammazione 'citochine' aumentano spropositatamente di numero e concentrazione: sarebbero loro le responsabili dei danni al cervello”.
 
Un farmaco anti-tumorale aiuta a far regredire la malattia - Sebbene comprendere come difendersi da queste patologie sia complicato una nuova speranza per combatterne gli effetti dopo l’insorgenza sembra arrivare da una nuova sperimentazione, almeno per quanto riguarda la tollerabilità del farmaco nell'uomo, che prevede l'utilizzo di un farmaco anti-tumorale che aiuterebbe a far regredire la malattia. La scoperta è frutto di un lavoro condotto da un gruppo di ricercatori della Case Western Reserve University School of Medicine che ha testato il Bexarotene, presente anche in Italia e approvato agli inizi del 2000 dalla Fda. Secondo quanto scoperto dai ricercatori il medicinale annulla rapidamente i sintomi dell'Alzheimer. Una sperimentazione condotta sui topi, sebbene presentino delle differenze sostanziali con l’uomo, ha evidenziato come il farmaco riuscisse ad annullare il declino cognitivo, comportamentale e di memoria causato dalla comparsa di questa forma di demenza che colpisce circa il 5 per cento delle persone con 60 o più anni. Se da una parte è vero che i risultati ottenuti riguardano ancora una volta dei modelli di laboratorio c'è di positivo che si tratta di un farmaco già sperimentato anche sull'uomo e, di conseguenza, la seconda fase di sperimentazione potrebbe essere più veloce. Il Bexarotene contribuirebbe a ripulire rapidamente il cervello dalle placche tipiche della malattia neurologica. Entro sei ore dalla somministrazione del Bexarotene i livelli di beta amiloide solubili sono scesi del 25 per cento e l'effetto è durato fino a tre giorni. Nel giro di poche ore era tangibile sia il miglioramento relativo al deficit di memoria che degli altri problemi legati al morbo di Alzheimer.
[fonte tiscali]

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