“Entro un anno il Papa morirà”. Complotto o farneticazioni?

A lanciare la "bomba" è Il Fatto Quotidiano, che dichiara di essere in possesso di documenti esclusivi e riservati che riportano la possibilità di complotto nei confronti di Papa Benedetto XVI. Il documento sarebbe stato scritto il 30 dicembre 2011 per mano del vescovo colombiano Castrillon e sarebbe stato consegnato al Papa solamente a gennaio; scritto in tedesco, per evitare il più possibile la fuga di notizie (precauzione che evidentemente non ha funzionato), riporta una dichiarazione dell'arcivescovo di Palermo Paolo Romeo durante il suo viaggio in Cina nel novembre 2011: "Il Papa morirà entro 12 mesi" e il conseguente timore di Castrillon per l'incolumità del Santo Padre. Non è ben chiaro come sia avvenuto il passaggio di informazioni da Romeo a Castrillon, quel che è certo secondo Il Fatto Quotidiano è che nel documento si fa menzione di un complotto omicida ai danni di Ratzinger. Complotto che è tuttavia un'ipotesi dei misteriosi interlocutori dell'arcivescovo Romeo, poiché lui stesso non avrebbe specificato le modalità della morte, e una paura reale che il vescovo colombiano avrebbe espresso attraverso quel documento al Pontefice. Nessuna certezza, dunque, che si tratti di un ipotesi di complotto. Che sia una notizia aleatoria o meno, è certo che negli anni il Vaticano sia stato travolto da scandali e che misteri e trame avvolgano la Santa Sede oramai da secoli.

Benedetto XVI guarda la neve caduta su San Pietro REUTERS/Osservatore RomanoIntanto, un complotto vero c'è stato. Ed è quello contro Papa Giovanni Paolo II, che nel 1981 venne colpito da due colpi di pistola sparati da un killer professionista turco, Mehmet Ali Ağca. Si ritiene che i mandanti del tentato assassinio siano stati i Lupi Grigi, un movimento estremista nazionalista turco, di cui Ali Ağca stesso faceva parte. Il killer non ha mai voluto rivelare in modo chiaro la verità sugli eventi e il Vaticano pare non abbia fatto nessun indagine in merito. Ma negli anni si ipotizzò che il complotto di Wojtyla era in qualche modo legato anche alla fitta rete di rapporti criminali tra Enrico De Pedis, Roberto Calvi e un rappresentante del Vaticano, monsignor Paul Marcinkus.

De Pedis, detto Renatino o Er Principe, è stato niente meno che un boss della Banda della Magliana e il suo nome è legato alla vicenda di Emanuela Orlandi, la ragazza di cittadinanza vaticana scomparsa nel 1983, che a sua volta è stata messa spesso in relazione con il caso Calvi e i rapporti tra Vaticano e Banco Ambrosiano, ma ancora più con l'attentato a Giovanni Paolo II. A oggi non c'è nessuna conferma, se non quella dell'amante di De Pedis, che non ha ancora avuto alcun riscontro. Le accuse della donna vorrebbero come mandante del sequestro della giovane Orlandi monsignor Paul Marcinkus, allora a capo dello IOR e ritenuto colpevole di aver contribuito al crack del Banco Ambrosiano negli anni ottanta e di essere parte in causa nell'attentato a papa Giovanni II. Una rete fittissima di legami controversi e ambigue che hanno gettato molte ombre sul Vaticano. Del resto la Chiesa si è trovata spesso al centro di polemiche mediatiche. Basti pensare agli scandali dei preti e arcivescovi pedofili, alle accuse di fondi illeciti e mancata trasparenza della banca del Vaticano (IOR) di cui si parlava nei giorni scorsi, ai presunti legami della Chiesa con la loggia massonica P2.

La Santa Sede, però, non si limita affatto a minimizzare ma attacca duramente: «Si tratta, evidentemente, di farneticazioni che non vanno prese in alcun modo sul serio». Questo il commento di Federico Lombardi, il direttore della Sala Stampa Vaticana.
[fonte yahoo]

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