Kyoto compie l'ultimo anno per l'Italia multe in arrivo

Si avvia a chiusura la prima fase del Protocollo internazionale per contrastare i cambiamenti climatici. L'Ue nel complesso ha centrato gli obiettivi, ma i nostri ritardi secondo alcune stime ci costeranno penali per circa 300 milioni di euro.

L'ultimo compleanno prima della grande incertezza. Il Protocollo di Kyoto compie oggi il suo settimo anno di vita, ma dopo gli ambigui risultati della Conferenza Onu di Durban 1 sui cambiamenti climatici non è affatto detto che continui a crescere. Per il momento è comunque tempo di bilanci.

Secondo i dati preliminari dell'Agenzia europea dell'ambiente, l'Italia è a quota -4,8% di CO2 , sull'obiettivo fissato dal Protocollo del -6,5%, rispetto ai livelli del 1990. Per quanto riguarda il target europeo, "sarà probabilmente superato, ad oltre il 10%", ha commentato recentemente il commissario Ue al Clima, Connie Hedegaard. Nonostante le emissioni europee di CO2, dopo il crollo legato alla crisi economica, siano tornate a salire nel 2010 (+2,4%), l'Ue ha già registrato un taglio del 15,5% dal 1990, mentre la sua economia da allora è cresciuta del 41%. Ciò non toglie che se dovesse mancare il suo obiettivo, l'Italia rischia di ritrovarsi davanti alla Corte di giustizia europea con la prospettiva di dover pagare multe salate.

Un costo che il Kyoto Club, l'associazione delle imprese che in questi anni hanno promosso e sostenuto rinnovabili ed efficienza energetica, stima pari a oltre 700 milioni di euro. "Cifra che conteggiando anche la quota attribuita all'Italia per la forestazione (quota che però va assicurata secondo le metodologie IPCC) si ridurrebbe a 300 milioni di euro", precisa il direttore scientifico Gianni Silvestrini. "Questi dati, aggiornati al 2011 - aggiunge - sono migliori rispetto agli anni passati e tengono conto del calo delle emissioni climalteranti dovuto alla crisi economica e ai positivi risultati sul fronte dell'efficienza e delle energie verdi".

Queste ultime hanno dato in particolare un grosso contributo 2 nel periodo 2008-2011 consentendo una riduzione pari al 40% del taglio delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 previsto per l'Italia (14 milioni di tonnellate/anno) dal Protocollo. Inoltre, ulteriori riduzioni delle emissioni vengono dalla crescita del contributo delle rinnovabili termiche, dei biocombustibili e dai miglioramenti dell'efficienza energetica.

C'è però ancora molto da fare, soprattutto in quest'ultimo campo, come sottolinea Legambiente lanciando il "regolamento edilizio d'Italia", ovvero un invito a tutte le amministrazioni comunali a dotarsi di una sintesi delle migliori norme di tutti i regolamenti edilizi comunali 3. "La proposta che vogliamo rivolgere - spiega il vice presidente Edoardo Zanchini - è di guardare a queste realtà e di copiare bene. Abbiamo messo assieme, infatti, il meglio di quello che si può trovare nei regolamenti edilizi italiani perché edifici ristrutturati o costruiti in questo modo possono arrivare concretamente ad azzerare i consumi energetici, a ridurre sensibilmente i consumi idrici migliorando il comfort degli spazi pubblici e nelle abitazioni".

Traccia un bilancio di sette anni di Kyoto anche il Wwf. Secondo Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia dell'associazione, "è stato il primo passo per avviare una riforma generale del sistema, anche se è ovvio che gli obiettivi di riduzione sono stati troppo modesti". Inoltre "bisogna riconoscere - aggiunge - che non esiste forse nessuno strumento di governance internazionale che ha avviato un cambiamento così profondo e repentino a livello globale, come il protocollo di Kyoto".

Il Wwf, come Legambiente, invita quindi ad investire massicciamente nei settori dell'economia sostenibile. "Se l'Unione Europea investisse nei settori della green economy - afferma uno studio dell'associazione basato su dati dell'Unep, l'agenzia ambientale dell'Onu - produrrebbe più posti di lavori ad un costo inferiore rispetto a quelli previsti dalle attuali Politiche di Coesione e dalla Politica Agricola Comune (PAC). Finanziando infatti con un miliardo di euro infrastrutture sostenibili e programmi ambientali in agricoltura si possono creare 29mila posti di lavoro. Con un investimento più mirato della stessa cifra, i posti di lavori diventerebbero circa 52.700, nel settore delle energie rinnovabili, o 25.900 nei settori del risparmio energetico (soprattutto in quello edilizio)". "Nella settimana in cui festeggiamo il settimo anniversario dell'entrata in vigore del protocollo di Kyoto - conclude Midulla - questa è la vera svolta di cui abbiamo bisogno per uscire dalla crisi e, per richiamare una campagna del Wwf Italia di sette anni fa, non restare indietro".
[fonte rep.ca]

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