Laboratori fai-da-te a casa, i biologi Usa contro la crisi

Negli Stati Uniti nel 2008 è nata l'organizzazione "Do-It-Yourself Biologist" composta da scienziati, ingegneri e semplici appassionati che puntano a fare della biologia una scienza accessibile a tutti. Partendo dagli elettrodomestici di casa.

Ci sono ricercatori che non si arrendono e, pur di portare avanti un progetto, trasformano la propria cucina in un laboratorio. Il microonde per loro non è (solo) un forno che scongela e riscalda, l'aspirapolvere non serve soltanto a pulire il pavimento e il congelatore è molto di più di uno strumento per conservare i cibi. Uomini di scienza come Cathal Garvey (che, nel suo appartamento di Cork, in Irlanda, ha allestito un vero e proprio centro di ricerca) sono l'emblema della crisi economica e al tempo stesso della lotta contro di essa, e fanno parte di un esercito che non si piega al fatto che "non ci sono soldi". Trasformando i limiti in risorse. Perché, finché ci sono idee e volontà, tutto è ancora possibile.

E' grazie a loro che è nata l'organizzazione "Do-It-Yourself Biologist 1", composta da scienziati, ingegneri e semplici appassionati che puntano a fare della biologia una scienza accessibile a tutti. La parola d'ordine è collaborazione, perché chi fa parte del movimento può contare sull'appoggio di un network di esperti e sui dettami di un codice etico all'avanguardia.

DYTBio è una realtà ormai diffusa in America e persino il New York Times ne ha parlato, partendo proprio dalla storia del suo fondatore, il genetista 26enne Garvey, che in casa ha predisposto un'incubatrice per batteri assemblando elettrodomestici di uso comune come una vaporiera, una pentola a pressione, una sterilizzatrice e un termometro elettronico.

Nei casi di necessità si può completare l'opera con qualche lattina o un barattolo di caffè, proprio come, nell'immaginario collettivo, fanno gli "inventori stravaganti". Ma questi ragazzi non inventano. Riproducono. E lo fanno per risparmiare sui costi in primis, e poi per condurre la ricerca liberamente, senza sforare i limiti imposti dall'etica.

Dopo quattro anni trascorsi in un centro di ricerca sul cancro, Garvey ha capito di avere dentro di sé più risorse di quelle messe a disposizione da quel laboratorio. E così, dopo aver costruito la DremelFuge, una centrifuga ricavata da una stampante in 3D, con altri bio-hackers nel 2008 ha fondato DIYbio, movimento che in meno di 4 anni ha coinvolto oltre 2000 persone. I suoi lavori e il suo progetto di ricerca (e di vita) sono spiegati sul suo sito personale, cgarvey. ie: "Quello che voglio - precisa - è creare macchinari che permettano di fare ricerca direttamente da casa".

Uno dei punti di riferimento del movimento è Genspace 2, un laboratorio no-profit di Brooklyn aperto al pubblico dal 2010 al settimo piano di una vecchia sede bancaria, ma realtà simili si trovano anche a Boston e San Francisco. Del Genspace fanno parte una dozzina di membri e ciascuno, per accedere, paga 100 dollari al mese per l'affitto e l'utilizzo di "beni di prima necessità" come agenti chimici, tubicini e provette. Il fondatore di questo laboratorio fai-da-te è Daniel Grushkin, giornalista di Brooklyn che si è ispirato alla filosofia dei software open-source: coinvolgere il maggior numero di menti collaborative intorno a un progetto di biotecnologie, in attesa che arrivi una "buona idea".

Grushkin spiega che uno dei rischi dell'operazione è il "bioterrorismo", ovvero la creazione, anche involontaria, di microrganismi patogeni pericolosi, e per evitarlo l'organizzazione impone a tutti gli studiosi coinvolti di rispettare rigidi standard di sicurezza, tra cui il divieto di lavorare con sostanze e microrganismi capaci di infettare gli umani e l'obbligo di far approvare l'avvio di ogni esperimento da una commissione di esperti del Massachusetts Institute of Technology e dello United States Department of Health and Human Services. Anche se, ovviamente, il miglior strumento di prevenzione è il buon senso: "Se le intenzioni sono buone - precisa - è difficile creare qualcosa di pericoloso".

Un altro possibile motivo di frustrazione è la lentezza dei tempi. I microrganismi con cui i biologi lavorano, spiegano i fondatori, hanno infatti bisogno di cure e attenzioni giornaliere, proprio come i neonati. "E spesso il grosso del lavoro consiste nel monitorare che tutto fili liscio e aspettare", spiega il biologo Charlie Schick, anche lui di DIYbio e autore del blog Molecularist (molecularist. com). Senza contare che a volte basta aggiungere una sostanza chimica sbagliata o programmare l'esperimento a una temperatura troppo alta per dover ricominciare tutto da capo. Ma, per questi ricercatori fai-da-te temprati dalla crisi, il gioco vale la candela.
[fonte rep.ca]

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