Noto antitumorale fa regredire il morbo di Alzheimer

Studio sui topi, il medicinale ripulisce il cervello dale pacche amiloidi.

Passi avanti nella ricerca contro l'Alzheimer. I neuroscienziati della Case Western Reserve University School of Medicine hanno scoperto che un medicinale già usato da anni contro i tumori è in grado di annullare rapidamente i sintomi dell'Alzheimer, almeno nei topi. Si tratta di un farmaco in grado di invertire i deficit cognitivi, comportamentali e di memoria causati dalla comparsa di questa forma di demenza.

I risultati dello studio, pubblicato su Science sono giudicati più che promettenti dagli stessi ricercatori, che ricordano però come la ricerca sia stata condotta, per ora, solo su animali.

Al centro dello studio il bexarotene, da oltre 10 anni approvato dalla Fda (Food and Drug Administration) per il trattamento del cancro. Il team di Gary Landreth, che da anni studia la formazione dell'Alzheimer, aveva già scoperto che il vettore principale del colesterolo nel cervello, l'apolipoproteina E (ApoE), funziona come uno "spazzino" facilitando la pulizia delle proteine beta amiloidi. In questo studio Landreth e i suoi colleghi hanno voluto testare l'efficacia del bexarotene per aumentare l'espressione di ApoE e, dunque, ripulire il cervello dalle placche tipiche della malattia neurologica. Il farmaco, infatti, stimola i recettori dei retinoidi X (RXR), che controllano la quantità di ApoE prodotta. In teoria, sarebbe un po' come mettere il turbo a un'aspirapolvere.

E i risultati hanno sorpreso gli stessi scienziati. I ricercatori si dicono colpiti dalla velocità con cui bexarotene migliora i deficit di memoria e gli altri problemi legati al morbo di Alzheimer. Entro sei ore dalla somministrazione del medicinale, infatti, i livelli di beta amiloide solubili sono scesi del 25% e l'effetto è durato fino a tre giorni. Un cambiamento correlata con un rapido miglioramento in tre diversi modelli murini del morbo di Alzheimer.

Non solo: il farmaco "spazzino" ha cancellato più della metà delle placche amiloidi nel cervello dei topolini entro 72 ore dal trattamento. Il lavoro suggerisce dunque che l'aumento dei livelli di ApoE nel cervello può rappresentare una strategia terapeutica efficace per eliminare le sostanze associate ai disturbi di memoria e cognitivi legati all'Alzheimer.

«è una scoperta senza precedenti», sottolinea Paige Cramer, della Case Western Reserve School of Medicine. «In passato il miglior trattamento per la malattia di Alzheimer nei topi aveva richiesto diversi mesi per ridurre le placche nel cervello».

«Dobbiamo essere chiari - aggiunge Landreth - questo farmaco funziona abbastanza bene nei modelli murini della malattia. Il nostro prossimo obiettivo è ora quello di verificare se agisce in modo simile negli esseri umani. Siamo proprio all'inizio del lavoro per tradurre questa scoperta di base in un un trattamento». Il bexarotene ha una buon profilo di sicurezza, dunque i ricercatori sperano che queste sue caratteristiche accelerino il lavoro per la messa a punto di trial clinici.
[fonte lastampa]

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