Giappone, A un anno dall'Apocalisse, la difficile ricostruzione

Per il Giappone è stato un anno orribile. I dodici mesi seguiti al'11 marzo 2011, 14.45 locali, quando si produsse nel Pacifico un devastante terremoto con conseguente tsunami che spazzò via la costa nord-orientale nipponica, sono stati difficili, pesanti, anche per l'incertezza prodotta dall'evoluzione del più duraturo dei danni collaterali del sisma/maremoto: l'incidente nucleare di Fukushima.

I giapponesi hanno un'espressione che indica il loro atteggiamento di fronte alle situazioni che non possono essere controllate. "Shikata ga nai", non c'è nulla da fare, indica non la rassegnazione, ma la consapevolezza che ci sono forze più grandi che vanno al di là delle possibilità umane di indirizzare la catena degli eventi. Un fatalismo probabilmente forgiato proprio nell'esperienza della continua tensione tra uomo e natura in un paese tra i più instabili al mondo dal punto di vista geologico.
 
La risposta a eventi naturali devastanti, come s'è potuto vedere nell'anno trascorso, è di frenetica attività per ricostruire, rinnovare, tornare a vivere. E frenetica è stato il lavoro messo in campo dal governo per togliere la quantità enorme di detriti e macerie prodotte dallo tsunami. Molte infrastrutture sono state già rimesse in piedi, l'ultimo rapporto del Fondo monetario internazionale (Fmi) prevede per il Giappone quest'anno una crescita del prodotto interno lordo (Pil) dell'1,7 per cento. Una performance notevole per un paese che non ha ancora finito di contare le vittime - s'aggirano attorno a 20mila - e che è in piena crisi energetica a causa dell'effetto della catastrofe sulle centrali nucleari, non solo quella di Fukushima.
[fonte tmnews]

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