Gli OGM in Italia

E' uno dei temi più dibattuti e caldi dell'agenda politica dell'ultimo decennio. L'utilizzo di Organismi Geneticamente Modificati in agricoltura vede il mondo scientifico e politico spaccarsi, e trovare posizioni concilianti è sempre difficile. Non sorprende, dunque, che le ultime dichiarazioni del Ministro per l'Ambiente Corrado Clini abbiano creato scalpore.

L'apertura italiana agli Ogm. In questi giorni a Bruxelles si sta parlando di OGM, e per la prima volta il governo italiano si presenta in Europa con una posizione non contraria tout-court all'utilizzo di semi geneticamente modificati. A confermarlo è stato, appunto, il ministro Clini in un'intervista al Corriere della Sera, nella quale ha dichiarato che "in Italia bisogna aprire una seria riflessione che deve coinvolgere la ricerca e la produzione agricola sul ruolo dell'ingegneria genetica e di alcune possibili applicazioni degli Ogm". Il ministro, poi, si è spinto oltre, accusando di fatto il mondo politico di aver bloccato la ricerca scientifica e agricola dell'ultimo decennio: "In Italia la posizione contro gli Ogm è bipartisan e da sempre compromette, in generale, la ricerca sull'ingegneria genetica applicata all'agricoltura, e alla farmaceutica, e anche a importanti questioni energetiche. Un grave danno".

La normativa italiana. In Italia, infatti, l'utilizzo di organismi geneticamente modificati è fortemente limitata dalla legge. Se, infatti, non è possibile limitare l'importazione di prodotti Ogm autorizzati a livello europeo né vietarne la coltivazione, è altrettanto vero che lo Stato può porre dei paletti più o meno restrittivi sulla presenza di semi Ogm nelle coltivazioni. Con giustificazioni scientifiche — smentite più volte dal mondo scientifico e dalla magistratura — i governi italiani hanno bloccato la sperimentazione in campo agrobiotecnologico. Per quel che riguarda le coltivazioni, invece, l'Italia si è dotata di una soglia tecnica dello 0,04999% di presenza accidentale di Ogm nelle sementi convenzionali. Il problema principale, però, in Italia è che una normativa coerente e generale sulle coltivazioni biologiche od Ogm è impossibile. La disciplina sulla coesistenza di colture (ogm, biologico e tradizionale), infatti, è di competenza delle Regioni e una Legge nazionale che la regolamenti è, dunque, incostituzionale.

I pro e i contro. L'utilizzo degli Ogm, come detto, divide. Divide anche perché scienziati e politici si spaccano in catastrofisti e in futuristi. I primi vedono gli Organismi Geneticamente Modificati come pericolosi e — in parte — hanno ragione. La sperimentazione indiscriminata, la distruzione della tipicità dei prodotti agricoli locali sono rischi reali. Ma allo stesso modo è innegabile l'impatto positivo degli Ogm nella produzione di energie alternative, così come nella produzione di generi alimentari in zone della terra dove la siccità o i disastri ecologici — vedi il Giappone post-tsunami — rendono la coltivazione tradizionale impossibile. Insomma, serve attenzione; ma al tempo stesso bisogna evitare di affrontare il tema da un punto di vista esclusivamente ideologico, come purtroppo è sempre avvenuto in Italia.

Le novità europee. Ma, abbiamo detto, il ministro Clini è a Bruxelles a parlare di Ogm e del futuro della normativa europea. Cosa ci aspetta? Lo dice il ministro stesso, che però rimanda già all'estate ogni decisione a livello UE: "credo che la direzione di lasciare lavorare l'Ue sull'ingegneria genetica anche nel settore degli Ogm non verrà abbandonata. Con la sovranità dei Paesi membri di avere il potere di vietare, ovviamente". E, a quel punto, ogni Stato deciderà se seguire la scienza o meno.
[fonte yahoo]

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