Perché nascere, vivere e morire per tornare da Dio? Non potevamo stare presso di Lui?

Questa domanda può essere ricondotta alla domanda da cui è scaturita tutta la filosofia greca: “Perché c’è qualcosa e non il nulla?” o, se vogliamo, “Qual è il senso della nostra vita?”

Molte grandi menti hanno cercato di dare una risposta, ma nessuna davvero convincente ed esaustiva. Il cristianesimo ha risposto in maniera inequivocabile: per Amore.

Ma cosa significa, concretamente, questa risposta cristiana? Abbiamo definito che cos’è l’Amore e sappiamo che esso, quello vero, non quello che spesso identifichiamo col possesso, è qualcosa che tracima, che va oltre la persona che lo prova, volente o nolente. L’Amore è come la luce che si diffonde senza che noi si faccia nulla. La luce non ha bisogno del buio, illuminerebbe anche se non ci fosse nulla (questo anche scientificamente, il fotone si muove nel vuoto, non ha bisogno di una materia per propagarsi, a differenza, ad esempio, del suono). Dio, noi cristiani lo definiamo come Amore puro, Amore massimo, Amore che per esprimersi dinamicamente si è diviso in tre persone uguali e distinte: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Questa divisione non nasce da un bisogno, ma dalla naturale tracimazione dell’Amore, dal suo normale diffondersi in una continua dinamica di interrelazione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Questo Amore è talmente grande che non si esaurisce mai e va oltre, illumina ogni vuoto.

Per un atto libero di Amore Dio crea, crea perché l’Amore sia conosciuto anche alle creature, sia da esse condiviso e apprezzato, perché l’Amore è così grande e bello che vuole essere condiviso. Ciò che Dio crea è buono e giusto, così dice la Genesi. Alla fine della creazione viene creato l’uomo e gli viene dato il compito di essere custode della creazione, non tiranno, cosa che spesso l’uomo dimentica. Essere il custode di qualcosa significa prendersi cura di ciò che si custodisce, non semplicemente sorvegliarlo.

All’uomo viene fatto il dono più grande: l’amore.
Per amore l’Amore crea e crea un essere che è in grado di amare, che può amare. A questo dono si accompagna quello della libertà, ma l’uomo, nel giardino dell’Eden lo tradisce, tradisce la propria libertà. Il peccato originale rappresenta proprio il tradire il dono di Dio da parte dell’uomo. Dio, Amore sempre e comunque, punisce sì l’uomo, ma non gli toglie mai la possibilità di riavere il dono che ha rifiutato, anzi glielo offre di continuo, in ogni momento, sta solo a lui accettarlo o rifiutarlo perché l’Amore è sempre legato, a filo doppio, alla libertà.

Ecco perché nasciamo, viviamo e poi moriamo: per Amore. In ogni attimo della nostra vita noi possiamo scegliere e la nostra scelta può essere una scelta d’amore o di possesso. Una scelta che possiamo fare in piena e totale libertà, assumendoci anche la responsabilità di tutte le conseguenze che da questa scelta scaturiscono: pace e serenità interiore, piacere momentaneo, ira, rabbia, felicità, euforia, invidia… Tutto ciò che proviamo è sempre causato dalle scelte che facciamo e dalla tipologia di queste scelte, cioè se sono d’amore o di possesso. Durante il percorso della nostra vita abbiamo la libertà di rifiutare completamente l’Amore o di imparare a scoprirlo, anche all’ultimo istante e goderne. Certo prima lo scopriamo meglio è per tutti, per noi e per chi ci sta intorno, ma l’Amore è sempre uguale per tutti, per il santo e per il peccatore che si converte in punto di morte. Se dividi l’Amore avrai sempre Amore, così come, in matematica, se dividi un infinito ottieni sempre un infinito.

Ecco che allora il senso della nostra vita, il motivo per cui c’è qualcosa e non il nulla, è l’Amore, la possibilità di scegliere l’Amore. Perché l’Amore ha senso solo se è scelto liberamente, solo se è libero è Amore. Se noi fossimo rimasti presso Dio non avremmo avuto questa possibilità di scelta, Dio avrebbe scelto per noi perché l’Amore tiene accanto a sé solo Amore.
[fonte umbradei]

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