Polonia contro tutti, non vuole roadmap fino al 2050

Polonia contro tutti sul clima: al Consiglio dei ministri dell'Ambiente dell'Ue, oggi a Bruxelles, Varsavia si è opposta da sola agli altri 26 Stati membri, rifiutandosi di sottoscrivere le conclusioni sulla 'roadmap' per un'economia a bassa densità di carbonio. La 'roadmap' prevede una serie di obiettivi di riduzione delle emissioni a effetto serra successivi a quello già in vigore del 20% al 2020 rispetto al 1990: l'Ue dovrà tagliare le emissioni ancora del 40% entro il 2030, del 60% al 2040 e dell'80% entro il 2050. La Polonia giudica questi obiettivi troppo teorici, e considera di potersi impegnare solo per traguardi più realistici, considerando la propria fortissima dipendenza dal carbone, molto 'pesante' in termini di emissioni serra, che alimenta il 95% delle centrali elettriche del Paese. Non potendo approvare all'unanimità le proprie conclusioni, il Consiglio pubblicherà la conclusioni della presidenza di turno danese, sostenute da 26 paesi membri. Durante la conferenza stampa finale del Consiglio La commissaria Ue al clima, Connie Hedegaard, ha ricordato gli impegni che ha preso il primo ministro polacco, Donald Tusk, sottoscrivendo le conclusioni sul clima di diversi vertici europei svoltisi da un anno a questa parte.

In quello dell'11 febbraio scorso, in particolare, il punto 15 riaffermava l'impegno dell'Ue a ridurre entro il 20150 le proprie emissioni dell'80-95 per cento rispetto al 1990. Secondo un'autorevole fonte Ue, sul clima la Polonia non ha una linea negoziale chiara in ambito Ue, "continua a cambiare le proprie richieste di volta in volta, e, nonostante i paesi dell'Est cerchino sempre di presentarsi con un fronte unito, ormai non ha più alleati neanche fra loro".
[fonte tmnews]

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