Quel falso mito che «con una dormita tutto passa»

Dormire dopo un’esperienza emotiva negativa la rafforza e la cristallizza, mentre la privazione di sonno aiuta a cancellarla.

Il vecchio adagio secondo cui con una bella dormita passa tutto non ha trovato riscontri in uno studio dell’Università del Massachusetts pubblicato sul Journal of Neuroscience e anzi, andare a dormire dopo un’arrabbiatura o un evento particolarmente stressante, sembra che piuttosto ingigantisca il nostro disagio. D’altronde già duemila anni fa, nell’Epistola di Paolo agli Efesini del Nuovo Testamento al punto 4:27 si leggeva: «Il sole non tramonti mai sopra la vostra ira», una massima che ha trovato pieno riscontro scientifico nello studio dei ricercatori americani che hanno dimostrato come andare a dormire dopo un’esperienza emotiva negativa finisca per rafforzarla e cristallizzarla, tant’è che viene da pensare a quanto sia deleterio guardare alla TV un film dell’orrore prima di coricarsi piuttosto che vederne uno romantico o un bel documentario.

LE ESPERIENZE - Lo stesso fenomeno di rafforzamento morfeico vale infatti anche per le esperienze positive o per quelle emotivamente neutre. Per verificarlo sono stati esposti a immagini di vario tipo 106 soggetti di ambo i sessi per stimolare reazioni negative (ad esempio dopo la vista di un incidente stradale), positive (vedendo un gruppo di bambini festosi) e neutre (un paesaggio). Constatato che al risveglio tutti i soggetti conservavano l’impronta emotiva con cui si erano addormentati, i ricercatori hanno voluto vedere se mostrando di giorno le stesse immagini o altre scelte con lo stesso criterio (positive, negative e neutre) si manteneva lo stesso effetto a distanza di 12 ore, consentendo ai soggetti sia di stare svegli, sia di dormire. Quando dormivano veniva anche effettuata una registrazione EEGrafica durante la fase REM, quella dei sogni, per verificare un eventuale aumento di attività elettrica correlabile alla comparsa di incubi. Quando i soggetti restavano svegli l’impatto emotivo si diluiva, mentre se dormivano avevano la stessa reazione riportata quando avevano visto le immagini la prima volta, indicando che il sonno conserva l’impronta emotiva che peraltro è risultata correlata anche all’attività EEG.

IL MECCANISMO DI DIFESA - Il potenziamento delle emozioni durante il sonno è probabilmente un meccanismo evolutivo sviluppatosi per quelle positive, ma il cervello non fa distinzioni: il fatto che dopo una brutta esperienza facciamo fatica ad addormentarci, dicono gli autori, sembra un meccanismo di difesa per evitare che quelle emozioni vengano immagazzinate. Tant’è vero che un altro studio pubblicato su Biological Psychiatry dai ricercatori del National Institute of Mental Health di Tokyo ha dimostrato che la semplice privazione di sonno è una cura efficace per il cosiddetto disturbo post-traumatico da stress, la sindrome che colpisce chi sopravvive a un evento traumatizzante, dall’incidente stradale all’attentato, ed è ovviamente frequentissima fra i reduci di guerra. Quindi se qualcosa non va e qualcuno vi dice “dormici su che ti passa” non dategli più retta.
[fonte c.d.s.]

Commenti

Post popolari in questo blog

24 novembre 2010 - [I cerchi nel grano indicano questa data]

E se vivessimo in un universo che è un’illusione?

MAPPA DEI VULCANI ATTIVI NEL MONDO