Riforme, sforbiciata ai parlamentari - La bozza: 254 senatori, 508 deputati

Rafforzare rappresentanza; semplificare procedure parlamentari;favorire governi di legislatura; valorizzare gli interessi delle Regioni nel processo legislativo; costruire un forte Governo in un forte Parlamento. Sono questi gli indirizzi posti dai tecnici delle riforme nella bozza definitiva che l’Ansa è in grado di anticipare.

Nella bozza messa a punto da Luciano Violante (Pd), Gaetano Quagliariello (Pdl), Ferdinando Adornato (Udc), Italo Bocchino (Fli), Pino Pisicchio (Api) si prevede una riduzione del numero dei parlamentari. Negli articoli 56 e 57 della Costituzione, che saranno completamente riscritti, si stabilisce che il numero dei deputati sarà di 508, di cui 8 eletti nella circoscrizione Estero, mentre i senatori 254 (4 dall’estero). si stabilisce anche che saranno eleggibili a deputati tutti gli elettori che, nel giorno dell’elezione, avranno compiuto i 21 anni di età. Attualmente la Costituzione prevede il limite dei 25 anni.

I SEGGI
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero di quelli assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per 500 e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti. Per quanto riguarda invece Palazzo Madama, oltre alla riduzione a 254 dei senatori, viene stabilito che nessuna regione potrà avere meno di 5 senatori (ora il numero minimo è di 7). Il Molise ne avrà 2 e la Valle d’Aosta 1, esattamente come ora. L’art. 58 cambia nel senso che potranno essere eletti senatori coloro che avranno compiuto 35 anni (Attualmente si dovevano attendere i 40 anni).

IL BICAMERALISMO "EVENTUALE"
La funzione legislativa, secondo la bozza prevede che la funzione legislativa venga esercitata dalle due Camere. Scompare, dall’art.70 della Costituzione, il termine «collettivamente». Per il resto, cambia l’art.71, nel secondo che si ribadisce come l’iniziativa delle leggi appartenga al Governo, a ciascun membro delle Camere e agli organi e agli enti ai quali sia conferita dalla legge costituzionale, ma si aggiunge anche che i disegni di legge saranno presentati «al presidente di una delle Camere». Identica, invece, la disposizione che riguarda l’iniziativa popolare delle leggi. La differenza tra Camera e Senato riguarderà anche la materia dei provvedimenti. Nel nuovo art.72 si dice che i disegni di legge riguardanti prevalentemente le materie «di cui al II comma dell’art.117», saranno assegnati alla Camera dei Deputati. E il II comma dell’art.117 parla della potestà legislativa esclusiva dello Stato. Dovranno essere esaminati dal Senato, invece, i disegni di legge relativi per lo più alle materie di cui si parla nel III comma dell’art.117 e cioè tutto ciò che riguarda la "Potestà legislativa concorrente".

IL SENATO REGIONALE
A Palazzo Madama, si legge nel testo della riforma, verrà istituita la "Commissione paritetica per le questioni regionali" che sarà composta dai presidenti delle Assemblee rappresentative delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano, nonchè «da un uguale numero di senatori che rispecchi la proporzione dei membri dell’Assemblea la quale esprime parere obbligatorio sui disegni di legge riguardanti le materie di cui al III comma dell’art.117» (Potestà legislativa concorrente). I disegni di legge verranno assegnati «con decisione insindacabile» ad una delle due Camere, di intesa tra i loro presidenti secondo le norme dei rispettivi regolamenti. Il disegno di legge, si prevede ancora nel nuovo art.72 così come riformulato dai tecnici, verrà esaminato «secondo le norme del regolamento della Camera alla quale è stato assegnato, da una Commissione e poi dalla Camera stessa che l’approva articolo per articolo e con votazione finale». Il regolamento stabilirà quindi «procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza». Sempre il regolamento, si legge ancora nella bozza di riforma, potrà stabilire anche in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge potranno essere deferiti a Commissioni, anche permanenti, «composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari». «Anche in tali casi - prosegue la riformulazione dell’art.72 - fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della Commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto».

I TEMPI
Sarà il regolamento a determinare anche le forme di pubblicità dei lavori delle Commissioni. Per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di concessione di amnistia e indulto, di autorizzazione a ratificare i Trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi e per il disegno di legge comunitaria, occorrerà l’approvazione di entrambe le Camere. Il Governo potrà chiedere priorità per un suo disegno di legge e un termine determinato per il voto, secondo modalità stabilite dai regolamenti. Decorso tale termine, sempre il Governo, potrà chiedere che il testo proposto o condiviso sia approvato articolo per articolo e con votazione finale. Una volta approvato da una Camera, il provvedimento verrà trasmesso all’altro ramo del Parlamento e si intenderà definitivamente approvato «se entro 15 giorni dalla trasmissione», questo non deliberi di disporne il riesame su proposta di un terzo dei suoi componenti. La Camera che dispone di riesaminare il testo «deve approvarlo o respingerlo entro i 30 giorni successivi alla decisione di riesame. Decorso inutilmente tale termine, il ddl si intende definitivamente approvato». Se la Camera, si legge ancora nella bozza, «che ha chiesto il riesame lo approva con emendamenti o lo respinge, il disegno di legge è trasmesso alla prima Camera che delibera in via definitiva».

La normativa, si legge nel testo messo a punto dal responsabile Riforme del Pd Luciano Violante, dal vicepresidente del Pdl al Senato Gaetano Quagliariello, dal deputato dell’Udc Ferdinando Adornato, da Italo Bocchino di Fli e dal parlamentare dell’Api Pino Pisicchio, può essere distinta in tre blocchi di norme «coerenti tra loro», ma ognuno con autonomia rispetto agli altri. Il primo blocco riguarda la "Forte rappresentanza", il secondo il "Forte Parlamento", terzo, il "Forte Governo".

FORTE RAPPRESENTANZA
Riduzione del numero dei parlamentari: i deputati saranno 508, 8 dei quali nella circoscrizione Estero, mentre il Senato sarà eletto su base regionale, salvo i seggi assegnati alla circoscrizione Estero e sarà composto da 254 senatori (4 all’Estero); elettorato attivo per Camera e Senato a 18 anni, mentre quello passivo sarà: per la Camera a 21 anni e per Palazzo Madama a 35. È prevista una riduzione da 7 a 5 del numero minimo di senatori per regione.

FORTE PARLAMENTO
Si prevede una semplificazione del procedimento legislativo con superamento del bicameralismo paritario e l’introduzione di elementi di federalismo istituzionale. Si parlerà di ’Bicameralismo eventualè e non più obbligatorio e del potere di richiesta del voto a data fissa da parte del presidente del Consiglio. «Nel caso si accettasse la ripartizione delle competenze tra Camera e Senato sulla base dell’art. 117 della Costituzione - si legge nella nota informativa preliminare alla bozza - la previsione presso il Senato della Commissione per il parere obbligatorio sui ddl relativi alle Regioni, introdurrebbe un elemento di federalismo».

FORTE GOVERNO
Potenziamento del ruolo del presidente del Consiglio e consolidamento del governo. La fiducia è data al solo premier a maggioranza semplice. La sfiducia (solo costruttiva) dovrà essere data, invece, a maggioranza assoluta. Il presidente del Consiglio può chiedere al presidente della Repubblica la nomina e la revoca dei ministri e può chiedere il voto a data fissa dei provvedimenti del Governo e ha la facoltà di chiedere al capo dello Stato lo scioglimento delle Camere. Si prevedono effetti semplificatori del voto di fiducia.
[fonte lastampa]

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