Titanic affondato, tutta colpa della Luna?

Lì, quell'iceberg non ci sarebbe dovuto essere, ragion per cui, quando il capitano Edward John Smith se lo ritrovò davanti non poté far molto - malgrado forse gli avvertimenti ricevuti - e non riuscì a evitare l'impatto. A portare quel blocco di ghiaccio a contatto con il Titanic, e a causarne il successivo inabissamento nei mari, sarebbe stata, quasi un secolo fa, la Luna, protagonista di un insolito evento astronomico. È quanto sostengono alcuni ricercatori della Texas State University, che hanno ricostruito l'affondamento del Titanic alla luce di una nuova ipotesi, illustrata nel numero di aprile Sky & Telescope.

Secondo gli astronomi David Olson e Russell Doescher tutto sarebbe cominciato nella notte del 4 gennaio 1912, in occasione di una superluna: quando contemporaneamente si realizzarono le condizioni di luna piena e in perigeo (il punto in cui il nostro satellite raggiunge la minima distanza dalla Terra, quella volta il più vicino in un periodo di 1.400 anni). Questo fenomeno, aggiunto all'allineamento della Luna col Sole e al fatto che la Terra avesse appena superato (di un giorno) il punto di massima vicinanza dalla nostra stella (perielio) avrebbe determinato lo svilupparsi di un'insolita alta marea.

E sarebbe stato proprio questa marea a portare i blocchi di ghiaccio sulla rotta del Titanic prima e delle scialuppe di salvataggio poi, nella primavera del 1912 che, come spiegano gli scienziati, avvistarono numerosi iceberg i giorni seguenti il disastro. Ma quei blocchi di ghiaccio, stando a quanto riportano i ricercatori non arrivavano direttamente dalla Groenlandia, perché per percorrere la tratta di mare fino a incontrare il punto in cui inabissò la nave avrebbero dovuto viaggiare troppo velocemente e controcorrente (ammettendo che si staccarono, in abbondanza, proprio quella notte di gennaio).

L'ipotesi è un'altra e parla di iceberg che si incagliano lungo le coste nel loro girovagare per il mare, dove tornano poi o quando si sono sciolti in parte o grazie alle maree. Proprio quello che sarebbe accaduto a quelli incontrati dal Transatlantico, come spiega Olson: "Quando gli iceberg si muovono verso sud, spesso vanno alla deriva in acque poco profonde lungo le coste del Labrador e del Newfoundland. Ma un eccezionale marea di plenilunio potrebbe averli disincagliati, quindi una bassa marea li avrebbe portati di nuovo indietro nella corrente del Labrador dove gli iceberg avrebbero poi viaggiato verso sud. Questo potrebbe spiegare l'abbondanza di blocchi di ghiaccio nella primavera del 1912. Non sappiamo esattamente dove l'iceberg che colpì il Titanic si trovava nel gennaio del 1912 - nessuno può saperlo - ma questo è uno scenario plausibile pensato per essere scientificamente valido".

Non la pensa invece allo stesso modo John Vidale, della University of Washington, come riporta Space.com, secondo il quale alle ipotesi avanzate dagli astronomi texani mancherebbe proprio un dato scientifico: conoscere esattamente le variazioni in altezza delle acque in seguito all'eccezionale evento astronomico. "Sembra piuttosto tirato sostenere che poche ore di alta marea più di tre mesi prima possano aver avuto questo drammatico effetto" ha dichiarato Vidale.
[fonte yahoo]

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