Trapianti, contro le lunghe liste di attesa arrivano gli "organi in provetta"

Dalla trachea ottenuta dalle staminali dello stesso paziente che ne ha bisogno a interi organi come cuore, fegato, polmoni il passo non è poi così lungo. E’ quanto promette un articolo pubblicato dalla rivista The Lancet, scritto dal ricercatore italiano Paolo Macchiarini con i colleghi Stephen Badylak, Daniel Weiss e Arthur Caplan, secondo cui presto sarà possibile superare il problema delle liste d'attesa dei trapianti con gli organi preparati “in provetta”. I tessuti descritti da Macchiarini, che ha già impiantato due trachee ottenute in questo modo, sono in grado di crescere su una matrice di tessuto decellularizzato a partire dalle staminali prelevate dal paziente.
 
Macchiarini: “Rimangono ancora dei problemi da risolvere” - Le prime applicazioni sui pazienti, descritte nell'articolo, sono già documentate per trachea, vescica, arteria aortica, pelle e valvole cardiache, ma secondo Macchiarini questo è solo il primo passo: "Rimangono ancora problemi da risolvere - spiega - compresa l'identificazione delle cellule staminali ottimali da usare per i diversi organi e dei metodi per la ricellularizzazione delle strutture vascolari per gli organi interi. Ma sono stati riportati risultati positivi per tessuti una volta considerati impossibili da ricostruire, come pancreas, cervello e occhi, e se questi progressi continuano i prossimi obiettivi raggiunti saranno organi interi e tessuti complessi".
 
Conaldi: “Con staminali possibile riparare l'organo prima che degeneri” - Uno step intermedio molto promettente è l'utilizzo della rigenerazione per “riparare” i tessuti: "La sostituzione completa degli organi è complicata - afferma Pier Giulio Conaldi, Direttore dell'unità di medicina rigenerativa e tecnologie biomediche dell'Ismett di Palermo - ma questo tipo di studi potrebbe portare a sfruttare le staminali per poter riparare l'organo prima che degeneri al punto da richiedere il trapianto. Al momento un fegato o un rene completo sono lontani, mentre per il polmone le prospettive a breve sono più interessanti. In tempi brevi sarà difficile avere risultati tali da sostituire i trapianti tradizionali, ma per il futuro questa tecnica è la più promettente".
 
Investimenti sempre più importanti sono proibitivi - Dei due pazienti su cui Macchiarini ha impiantato la trachea “bioartificiale” uno, che ha subito l'intervento lo scorso giugno, è in buona salute, mentre l'altro, operato a novembre, è morto pochi giorni fa per cause ancora da chiarire. Nel campo dell'ingegneria tissutale gli italiani sono stati e sono tutt'ora pionieri, anche se gli investimenti sempre più importanti necessari sono proibitivi: "Per sapere se e in quanto tempo questa tecnica permetterà di arrivare a organi interi servirebbe la sfera di cristallo - spiega Ranieri Cancedda dell'università di Genova - per tessuti semplici ci sono già però risultati importanti, come i trapianti di epitelio corneale che sono un fiore all'occhiello italiano grazie al lavoro dell'università di Modena. Per quelli più complessi ci sono ancora problemi grandi da risolvere, a partire dal trovare l'ambiente ideale per rigenerare i tessuti".
[fonte tiscali]

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