Crisi Eurozona, i rischi dell'austerity

“La crisi dell’Eurozona rischia di diventare come quella del 1930”. “L’Italia è salva, la crisi è finita”. Punti di vista agli antipodi sullo stato di salute economica di Eurolandia. Per il professore di economia della New York University, Nouriel Roubini “l’Europa potrebbe accusare effetti più gravi di quelli che hanno investito il Giappone dopo la grande recessione del 1997”, come si legge in un recente articolo sul Financial Times. Ma non la pensa così il nostro presidente del Consiglio, Mario Monti, che dall’Oriente, a margine del Boao Forum for Asia, è convinto che la fase peggiore sia superata “anche grazie al più solido sentiero imboccato dall’Italia”.

L’ottimismo prima di tutto, d’accordo. Ma le parole di Monti stridono, e non poco, con i dati forniti in questi giorni dall’Istat sul tasso preoccupante di disoccupazione: i senza lavoro sono 2,354 milioni, ai massimi dal 2004, in crescita dello 0,2% solo a gennaio. Disastrosa la situazione dei giovani: uno su tre non trova un impiego, con un tasso che sfiora il 32%, in aumento del 16,6%. Il tasso generale di disoccupazione in Italia a febbraio si è attestato al 9,3%, un balzo in alto di 1,2 punti percentuali su base annua. E le previsioni per il 2012 sono quelle di un Paese in piena recessione.

Quale cura, quindi, per guarire l’Eurozona? Vietato fare di tutta l’erba un fascio. Almeno secondo l’economista Richard C.Koo, chief economist di Nomura Research Institute, che dal workshop Ambrosetti di Cernobbio ha spiegato come “situazioni differenti vanno gestite in maniera diversa. Gli Stati europei non soffrono della stessa malattia, quindi l’approccio di Fmi, Ue e Bce dovrebbe essere differenziato”. In altre parole, la strada dell’austerità potrebbe non essere la sola percorribile per lasciarsi alle spalle la crisi. “L’intervento comune non differenziato – continua C.Koo – dà troppa enfasi all’aspetto dell’austerity, al tema del deficit di bilancio. Al contrario bisogna guardare alle differenze. Così, per esempio, in Paesi come la Spagna, Portogallo e Irlanda stiamo assistendo a quella che definisco una balance sheet recession”. Ovvero una riduzione della leva del debito nel settore privato a fronte di tassi d’interesse bassi, praticamente a zero. Nello specifico, in Spagna c’è un accumulo di risparmio che si attesta attorno al 6% del Pil nazionale. “Ebbene in un simile contesto la strada dei tagli alla spesa, quella dell’austerity è sbagliata”.

Anzi, al contrario, l’obiettivo dovrebbe essere quello di attrarre ricchezza, rimettendo in circolo i risparmi del settore privato. Ma come? “Il governo deve emettere dei bond, farsi prestare questo denaro e investirlo in attività utili alla crescita”, continua Richard C.Koo. “Penso, nella pratica, al settore delle infrastrutture”.

L’esempio da seguire sarebbe quello degli Eurobond, Germania permettendo. E sulla situazione italiana C.Koo ritiene che sia “diversa da quella di Spagna, Portogallo o Irlanda. Oggi l’Italia ha l’avanzo sul debito; inoltre il risparmio privato è elevato. I fondamentali sono piuttosto buoni, non bisogna correre il rischio di farsi contagiare dalle patologie degli Stati confinanti”. In sintesi estrema, “il pericolo può essere scampato se l’Europa si decide ad abbandonare la bandiera dell’ortodossia sull’austerity”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Nouriel Roubini che ritiene “valida la linea dell’austerity per alcuni Stati come Spagna e Irlanda che hanno registrato un'implosione nel settore privato, ma non per tutti”. Ed è pessimista sul futuro di Eurolandia: “Senza una combinazione sapiente di politiche economiche, l’Europa potrebbe fare peggio del Giappone quindici anni fa”. Con il monito conclusivo. “Il Giappone ha avuto una grande recessione, ma mai una grande depressione. In alcuni Paesi della zona euro,invece, il rischio potrebbe essere quello di avvicinarsi a una depressione, proprio come nel 1930”.

Ma tornando nel Belpaese, il premier Mario Monti ha smentito l’ipotesi lanciata dal Financial Times che ha scritto dell’esigenza di Roma di “cutting again”, tagliare ancora, citando una nota confidenziale dell’ultimo vertice dell’Eurogruppo a Copenaghen. Secca la risposta del governo: “L’Europa e l’Italia hanno bisogno di riforme strutturali per avviare e consolidare la crescita ma, come ha rimarcato il premier, non c’è bisogno in Italia di nuove manovre correttive per far fronte alla crisi”.
[fonte yahoo]

Commenti

Post popolari in questo blog

24 novembre 2010 - [I cerchi nel grano indicano questa data]

E se vivessimo in un universo che è un’illusione?

MAPPA DEI VULCANI ATTIVI NEL MONDO