Amnesty, torture in oltre cento Paesi

Il 2011 un anno di proteste senza precedenti: repressioni brutali
Nel 2011 sono stati «almeno 101» i Paesi dove sono stati registrati «maltrattamenti e torture» mentre in «almeno 91 Stati» sono state applicate «restrizioni alla libertà di espressione». È quanto denuncia il rapporto 2012 di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani nel mondo, presentato oggi a Roma. «Il fallimento delle leadership è diventato globale nel 2011, anno in cui i dirigenti politici hanno risposto alle proteste con brutalità o indifferenza», ha sottolineato Christine Weise, presidente di Amnesty International Italia, soffermandosi sulle rivolte e proteste che hanno attraversato diversi Stati del pianeta e chiamando i governi a «dimostrare di possedere leadership legittime». Nel 2011, infatti, «è stato troppo spesso evidente come le alleanze opportunistiche e gli interessi finanziari avessero il sopravvento sui diritti umani, mentre le potenze globali si spintonavano per esercitare influenza su Medio Oriente e Africa del Nord», ha aggiunto Weise. Nel rapporto si sottolinea come «ogni anno muoiono 500mila persone per atti di violenza armata» mentre il «60% dei casi di violazioni di diritti umani documentati è legato all’uso di armi di piccolo calibro e armi leggere». E nel mirino del testo c’è proprio il commercio di armi, il cui «flusso irresponsabile ha causato innumerevoli vittime e violazioni di diritti umani nel mondo».

E, evidenzia Amnesty, «forse non dovrebbe sorprendere che i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu siano anche i Paesi che più commerciano in armi convenzionali» avendo totalizzato nel 2010 «almeno il 70% di tutte le maggiori esportazioni di armi».«L’Italia aveva mezzi e competenze per tornare ad essere campione del salvataggio in mare ma ha scelto, ancora una volta, e anche di fronte a conflitti e transizioni di portata epocale, di puntare la propria politica panmediterranea sul ’contenimento dei flussi migratorì». Così Amnesty International ha denunciato l’assenza, da parte dell’Italia, «seguita dagli altri Paesi Ue», di un’adeguata risposta umanitaria all’emergenza immigrazione legata alle rivolte del Nordafrica.

Risposta umanitaria che «avrebbe significato lasciare le frontiere aperte per dare rifugio alle persone in fuga», ha spiegato la direttrice dell’ufficio Campagne e Ricerca di Amnesty Italia Giusy d’Alconzo, ricordando gli «almeno 1500» morti nel mar Mediterraneo e osservando come «questo non sarebbe stato possibile se l’Italia e gli altri Paesi Ue avessero messo in campo tutte le forze necessarie ad assicurare la ricerca e il salvataggio in mare di persone a rischio di naufragio». Soffermandosi sull’attuale esecutivo d’Alconzo ha poi citato i nuovi accordi firmati il 3 aprile a Tripoli dal ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri con gli omologhi libici in materia di sicurezza e flussi migratori. Accordi che, «purtroppo, non vengono trattati come pubblici: il testo non è disponibile, nè abbiamo ricevuto notizie specifiche sui contenuti e questo ci preoccupa molto», ha concluso.
[fonte lastampa]

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