70 tsunami nella storia d’Italia

Mentre gli ipocentri dei terremoti susseguenti a quello del 20 maggio 2012 avvenuto in Emilia Romagna, si spostavano via via verso ovest, ecco che nella mattinata del 6 giugno arriva un terremoto di magnitudo 4,5 a est di Ravenna, nel Mar Adriatico, a 25,6 km di profondità. Un terremoto in mare...

Immediatamente vengono in mente quelli del Giappone o di Sumatra: anch'essi ebbero un ipocentro in mare. La paura del terremoto si trasforma in paura dello tsunami. Ma è possibile? Diamo immediatamente un elemento fondamentale: ad oggi gli tsunami sono stati registrati solo e soltanto se il sisma ha una magnitudo superiore a 7.2.
Terremoti con intensità inferiore non sono in grado di sollevare masse d'acqua marine tali da creare uno tsunami. E poiché nell'area non sono previsti terremoti del genere è quasi da escludere totalmente una simile eventualità.

A meno che le ricerche finora condotte non abbiano individuato faglie nascoste in grado di sviluppare sismi di tale intensità.

Detto questo però c'è da chiedersi se il Mediterraneo è esente dal pericolo tsunami. A questo quesito la risposta è più complessa.

L'Italia, infatti, è stata ripetutamente interessata da tsunami: se ne hanno notizie fin dal 79 d.C., quando vi fu l'eruzione violentissima del Vesuvio.

Da allora si sono contati circa 70 tsunami. La maggior parte sono stati di debole intensità, ma non sono mancati episodi molto violenti. Le aree a ridosso del mare che risultano più fragili a tal riguardo sono quelle in prossimità dello Stretto di Messina, della Sicilia orientale, della Calabria, del Gargano, della Liguria e, per avvicinarsi all'area del sisma di oggi (6 giugno 2012), in misura minore quelle di Romagna e Marche. Gli tsunami peggiori si sono verificati in prossimità delle coste calabresi e siciliane.

Il terremoto e conseguente maremoto più distruttivo che si ebbe in Italia fu quello del 1908 che si verificò in prossimità di Messina. Il sisma distrusse la città siciliana e Reggio Calabriae lo tsunami conseguente uccise decine di migliaia di persone. Le onde si propagarono fino a Malta e raggiunsero un'altezza di 13 metri sulle coste calabre.

Più lontano del tempo, nel 1693, conseguente di un sisma molto violento, si ebbe un maremoto lungo le coste della Sicilia orientale, da Messina a Siracusa. Le conseguenze furono particolarmente catastrofiche nella città di Catania. Ad Augusta ci furono centinaia di vittime. Secondo ricostruzioni storiche l'acqua si alzò anche di 15 metri.

Più vicini a noi nel tempo, tra il 1783 e il 1784, quando vi fu uno sciame di violenti sismi le coste calabresi tirreniche furono colpite da 9 maremoti. Il terremoto del 6 febbraio 1783 causò una frana in prossimità di Scilla che precipitatando in mare produsse uno tsunami con onde alte fino a 9 metri.

Per venire alle aree adriatiche l'evento più rilevante si ebbe nel luglio del 1627, quando un sisma molto forte verificatosi in Puglia produsse uno tsunami che interessò un tratto di costa nel Gargano e a Manfredonia le onde raggiunsero i 2,5 metri.

Altri maremoti piuttosto significativi si sono verificati nelle coste della Romagna e delle Marche: nel marzo del 1875 uno tsunami provocò inondazioni a Rimini, Cervia, Cesenatico, Pesaro e Ancona e nell'ottobre del 1930 onde di tsunami crearono danni alle imbarcazioni ad Ancona.

Bisogna spostarsi però in Liguria per contare il maggior numero di tsunami, anche se di debole intensità. Uno però, quello del 1887, ebbe violenti effetti a Genova e a Nizza. Altri maremoti si sono avuti in seguito ad eruzioni vulcaniche. In tempi molto vicini a noi è noto quello del 2002 che interessò lo Stromboli, che fu provocato non tanto da un sisma, bensì da una frana di materiale vulcanico nella Sciara di Fuoco, la quale, finendo in mare, produsse onde alte anche 11 metri.
[fonte yahoo]

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