Ambiente, storia di un fallimento "Su 90 obiettivi, bene solo 4"

A due settimane dalla conferenza di Rio+20 presentata integralmente la quinta edizione del Global environment outlook che lancia l'allarme sulle condizioni del pianeta. Popolazione in crescita, risorse sempre più scarse, consumi non sostenibili. E mancano azioni concrete per combattere i mutamenti climatici.

DA un lato la crescita della popolazione mondiale, aumentata del 26 per cento negli ultimi 20 anni. Dall'altro risorse sempre più scarse ed in costante deterioramento. Foreste pluviali a rischio, depauperamento delle riserve ittiche, inquinamento di aria ed acqua, aumento di emissioni di gas serra. In più, l'assenza di azioni efficaci per contrastare i mutamenti climatici: un mix devastante, che rischia di portare danni irreversibili, avverte l'ultimo rapporto delle Nazioni Unite sullo stato di salute dell'ambiente.

Presentato integralmente 1 oggi, a due settimane dalla conferenza sullo sviluppo sostenibile in Brasile Rio+20 , la quinta edizione del Global Environment Outlook (GEO-5) del programma ambientale delle Nazioni Unite 2 lancia l'allarme sulle condizioni della Terra, sottolineando la necessità di accordi urgenti per salvare l'ambiente nella convinzione che trattati globali con target specifici possano portare risultati.

Allo stesso tempo, su Nature 3, che dedica l'ultimo numero all'ambiente, un gruppo internazionale di scienziati avverte che cambiamenti climatici, aumento della popolazione mondiale e danni all'ambiente potrebbero portare al collasso dell'ecosistema del nostro pianeta nell'arco di un paio di generazioni. Il punto di non ritorno, potrebbe essere raggiunto nell'arco di un secolo a partire da oggi, sostengono.

Il pianeta non è in buone condizioni e la strada imboccata non è certo quella della sostenibilità, a meno che non intervengano rapidamente cambiamenti drastici: "Se questa situazione continua, se le strutture attuali di produzione e di consumo di risorse naturali continuano a prevalere senza che sia fatto nulla per invertirne la tendenza, i governi dovranno assumersi la responsabilità di un livello di degrado e di ripercussioni senza precedenti", sottolinea Achim Steiner, direttore generale dell'Unep, che ha redatto il rappporto.

Parole forti, che vanno a corredo di cifre altrettanto pesanti: dei 90 obiettivi ambientali considerati di maggiore importanza dai paesi che aderiscono al programma delle Nazioni Unite per l'ambiente solo per quattro si sono ottenuti progressi significativi, ovvero nella riduzione delle sostanze responsabili dell'assottigliamento dello strato dell'ozono, per l'accesso all'acqua potabile, nella riduzione dei livelli di piombo nei carburanti e contro l'inquinamento marino, che rimane tuttavia allarmante.

Qualche progresso è segnalato per 40 obiettivi, incluso l'aumento di aree protette come i parchi nazionali. Ben poco è stato fatto per altri 24 obiettivi come la lotta ai mutamenti climatici, l'aumento della desertificazione e la riduzione delle risorse ittiche. Non è stato possibile tracciare un bilancio per 14 obiettivi per mancanza di dati, mentre per otto obiettivi la situazione è peggiorata: particolarmente allarmante è lo stato delle barriere coralline nel mondo, la cui sopravvivenza è seriamente minacciata. E la biodiversità in declino, soprattutto nelle regioni tropicali. Si calcola che il 20 per cento delle specie dei vertebrati siano a rischio.

Il quadro, sottolinea il rapporto, non è roseo neppure per le emissioni di gas serra, che potrebbero raddoppiare nei prossimi 50 anni con un aumento della temperatura media di almeno tre gradi. Per capirne la ricaduta economica basta pensare che un aumento di 2,5 gradi inciderebbe tra l'1 e il 2 per cento del pil mondiale, calcola l'Unep. Dal 1992 al 2010, le emissioni globali di Co2 sono aumentate del 40 per cento sulla scia della rapida crescita di nazioni come il Brasile, la Cina e l'India.

Non tutto è perduto, però, e da qui al 2050 si possono realizzare obiettivi ambiziosi, a patto di rinforzare le strategie attuali. Fondamentale è il coinvolgimento della regione Asia-Pacifico: è qui la fonte di emissioni di gas serra che cresce più rapidamente a livello globale: si calcola che nel 2030 questa zona contribuirà per il 45 per cento delle emissioni globali, percentuale che salirà al 60 per cento nel 2100 se tutto resterà com'è adesso.

Altra emergenza è quella della scarsità di acqua, e l'area più a rischio è l'Asia occidentale: qui la domanda è in crescita continua mentre le risorse rinnovabili pro capite si dimezzeranno entro il 2025. In Europa e in Nord America le risorse naturali vengono consumate a livelli non sostenibili.

I risultati più significativi, rileva il rapporto delle Nazioni Unite, si sono avuti per obiettivi specifici e misurabili. Servono quindi obiettivi chiari e a lunga termine, oltre ad una maggiore assunzione di responsabilità nell'ambito degli accordi internazionali. E, soprattutto, darsi da fare. "E' il momento di agire", conclude Steiner, "è ora di superare la paralisi dell'indecisione, accettare i fatti e appellarsi all'umanità che unisce tutti i popoli".
[fonte rep.ca]

Commenti

Post popolari in questo blog

24 novembre 2010 - [I cerchi nel grano indicano questa data]

E se vivessimo in un universo che è un’illusione?

MAPPA DEI VULCANI ATTIVI NEL MONDO