Responsabilità civile dei magistrati - C'è l'emendamento del Governo

Nell'emendamento si dice si alla responsabilità civile dei magistrati, ma prima ci si dovrà rivalere sullo Stato.

È stato depositato in commissione Politiche Ue del Senato l'emendamento del Governo sull'articolo 25 del Ddl Comunitaria 2011 sulla responsabilità civile dei magistrati. L'emendamento prevede che «chi ha subito un danno ingiusto per diniego di giustizia ovvero per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario, posto in essere dal magistrato con dolo o colpa grave nell'esercizio delle sue funzioni, può agire contro lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivano da privazione della libertà personale». Ma lo Stato «entro due anni» (e non più entro un anno) dal risarcimento «deve esercitare» l'azione di rivalsa nei confronti del magistrato e può chiedere la metà della retribuzione annua dello stipendio anziché un terzo, come era previsto adesso. L'emendamento cancella le parole «grave violazione» e «negligenza inescusabile» che vengono sostituite dalla «violazione manifesta della legge e del diritto comunitario».

IN COMMISSIONE - Nel frattempo la commissione Giustizia ha reso il proprio parere sulla misura: approvata la proposta di Roberto Centaro con i voti di Pdl, Cn e Lega. Contro Pd e Idv. La commissione Giustizia è contraria alla responsabilità civile diretta, ma il magistrato, secondo il parere passato con i voti della vecchia maggioranza, dovrebbe presentarsi nelle cause intentate dai cittadini che ritenessero di rivalersi sullo Stato per essere risarciti per casi di presunta malagiustizia. La formula è quella del «litisconsorzio necessario». Il presidente della commissione Filippo Berselli (Pdl) precisa che si tratta, comunque, di «responsabilità indiretta e il parere è contro la responsabilità diretta» prevista dall'emendamento del leghista Gianluca Pini passato alla Camera. Di parere opposto Felice Casson (Pd): «La vecchia maggioranza si è ricreata e ha voluto forzare la mano. Così si rischia di bloccare la giustizia penale, civile, amministrativa e davanti al Consiglio di Stato». Casson auspica che il governo, nella sede di merito della commissione Politiche Ue, «presenti un emendamento risolutivo contro una previsione chiaramente intimidatoria nei confronti dei magistrati».

PD SODDISFATTO - «Accogliamo con soddisfazione l'emendamento del Ministro Severino. Il Governo prende giustamente posizione in una materia di straordinaria rilevanza costituzionale, confermando la responsabilità diretta dello Stato e solo indiretta del magistrato». Lo afferma la senatrice Silvia Della Monica, capogruppo Pd in commissione Giustizia. «Questo d'altronde - prosegue - ci chiede di fare l'Europa. Il Governo sconfessa, quindi, la posizione del PDL che oggi ha cercato di sostenere l'emendamento Pini, reintroducendo furbescamente la responsabilità diretta dei magistrati attraverso il litisconsorzio necessario». «Ovviamente - aggiunge - per dare la giusta risposta alle richieste della Corte europea di giustizia, sarebbe opportuno distinguere la violazione del diritto interno da quella del diritto comunitario». «L'approfondimento del testo - conclude Della Monica - ci darà occasione per sollecitare modifiche. Resta in ogni caso ferma la richiesta al Governo di blindare la giusta soluzione con un voto di fiducia. Il Pdl ha dimostrato ancora oggi al Senato di poter non sostenere il Governo in caso di voto segreto».

NESSUNA RESPONSABILITA' SOLIDALE - «Non si introduce nessuna forma di responsabilità solidale o diretta dei magistrati ma si prevede un meccanismo per evitare inutili duplicazioni di giudizio in casi di malagiustizia, in cui ci si trova davanti a magistrati che volontariamente hanno violato la la legge o sono incapaci». Così il senatore di Coesione nazionale Roberto Centaro respinge le accuse di aver fatto passare in commissione Giustizia un parere sulla responsabilità civile delle toghe che suggerisce di obbliga il magistrato, citato nelle cause intentate dai cittadini a comparire in Tribunale per difendersi. Quanto all' «effetto intimidatorio» denunciato dal Pd Centaro assicura: «Non c'è alcun rischio visto che qualsiasi azione risarcitoria potrebbe essere intentata solo al termine del giudizio o quando il magistrato chiamato in causa non fosse più coinvolto».
[fonte c.d.s.]

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