Finanza mondiale: chi può far saltare il sistema?

Proposto un indice per valutare l'importanza relativa dei "nodi" della rete che collega le istituzioni finanziarie globali, e quindi capire quali di essi, in caso di fallimento, potrebbero innescare una crisi dell'intero sistema. Denominato DebtRank, è il primo esempio di metodologia capace di stabilire quali sono i nodi sistemici di maggior rilievo in una rete di questo genere.

Negli ultimi mesi la crisi di uno Stato dal peso economico relativamente piccolo come la Grecia ha rischiato di travolgere un gigante come l’Europa, trascinando nel baratro mezzo mondo. E’solo l’ultimo esempio di quanto il mondo economico-finanziario sia esposto a un rischio sistemico.

Questo rischio è strettamente connesso alla complessa rete di esposizioni finanziarie che collega le diverse istituzioni publiche e private, ma a dispetto della sua evidente importanza, fino a oggi non esiste una metodologia ampiamente accettata per determinare quali siano i nodi sistemici di maggior rilievo in una rete di questo tipo.

A cercare di colmare questa lacuna viene ora uno studio condotto da ricercatori del Politecnico di Zurigo e dell’Istituto per i sistemi complessi del CNR di Roma, che sulle pagine di “Nature Scientific Reports” presentano un nuovo indice in grado di effettuare questa valutazione, il DebtRank.

La caratterizzazione dell'architettura delle reti economiche e finanziarie sta acquistando sempre maggiore importanza. La recente crisi ha fatto emergere la consapevolezza che il sistema finanziario dovrebbe essere considerato come una complessa rete, i cui nodi sono le istituzioni finanziarie e i link le dipendenze finanziarie. In questa prospettiva, il rischio di un default sistemico - ossia di tutte o, più realisticamente, di buona parte delle istituzioni della rete - può essere quantificato e misurato sulla base dell'analisi dell’evoluzione dinamica dei nodi e dalla struttura della rete.

“La principale questione aperta per quanto riguarda le reti finanziarie – scrivono gli autori - concerne la determinazione delle istituzioni finanziarie ‘sistemicamente importanti’, vale a dire quelle "troppo centrali per fallire" poiché, se fossero insolventi, potrebbero innescare un default sistemico.

Per elaborare il nuovo indice i ricercatori hanno fatto riferimento a una grande mole di dati, ivi compresi quelli ( fino a poco tempo fa gelosamente tenuti riservati) delle istituzioni private e degli stati degli USA che nel periodo marzo 2008 - marzo 2010, quello più acuto per la gli equilibri finanziari statunitensi, hanno ricevuto aiuti da parte della US Federal Reserve Bank (FED) attraverso programmi di prestiti di emergenza, compresa la cosiddetta Discount Window FED. Si tratta, osservano gli autori, del “primo insieme di dati, a disposizione del pubblico, in merito alle esposizioni finanziarie, giorno per giorno, tra una banca centrale e un ampio insieme di istituzioni nell'arco di diversi mesi”.

Nello studio i ricercatori hanno per prima cosa analizzato il portafoglio di prestiti concessi dalla FED nel corso del tempo, sia in termini di concentrazione che di “fragilità”. Successivamente hanno analizzato la distribuzione del debito nel tempo tra le diverse istituzioni, incrociando questi dati con quelli sulle relazioni di partecipazione azionaria fra le varie istituzioni per analizzare la struttura della rete di dipendenze tra le istituzioni che hanno ricevuto finanziamenti.
[fonte lesciense]

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