L'Italia è in pole position nella corsa al vegetarismo: secondi soltanto dopo l'India

L'Italia è in pole position nella corsa al vegetarismo che, stando a una recente ricerca svedese, entro il 2050 contagerà l'intera popolazione del pianeta a causa dell'aumento demografico unito alla scarsità dell'acqua. Il nostro Paese, secondo l'Associazione vegetariana italiana (Avi) che compie 60 anni, è infatti al secondo posto nel mondo dopo l'India per numero di adepti della 'dieta verde': a dire no agli animali nel piatto è già il 10% circa degli abitanti del Belpaese. Un esercito in crescita esponenziale, assicura l'Avi che a Milano ha presentato l'iniziativa 'Prendiamoli per la gola'. Un mese di sensibilizzazione che partirà il 1 ottobre, Giornata mondiale vegetariana, per concludersi il 31. L'iniziativa, nata 9 anni fa e illustrata nella sede del Comune alla presenza dell'assessore al Benessere Chiara Bisconti, prevede l'adesione libera di ristoranti, hotel, Bed & Breakfast e luoghi di ristoro, invitati a preparare un proprio menù vegetariano (niente carne, pesce e salumi) o vegano (niente carne, pesce, salumi, uova, formaggi e altri latticini, miele), evidenziandolo nella lista così da facilitare la scelta da parte dei clienti.
 
La scelta di una dieta vegetariana non è legata ad una moda - Nel 43,2% dei casi chi scegli di diventare vegetariano lo fa perché spinto da motivazione più salutistica che ideologica. Proprio la provata correlazione tra lo smodato consumo di carne e l'insorgere di particolari patologie cliniche (cancro al colon, coronoraropatia), secondo i dati (basati su una ricerca AcNielsen rielaborata da Eurispes) è il principale motivo che ha spinto migliaia di italiani ad abbracciare vegetarismo e veganesimo: il 43,2% decide di rinunciare a bistecche e arrosti per ragioni legate alla salute; seguono le motivazioni ideologiche legate al rispetto per gli animali (29,5%) e quelle relative alla tutela dell'ambiente.
 
L’elevato consumo di proteine animali rischia di avere effetti devastanti sull’ecosistema - Del 18% delle emissioni totali di Co2 nell'atmosfera sono direttamente responsabili gli allevamenti intensivi, che da soli concentrano il 70% del consumo mondiale d'acqua. Non solo: il 50% dei cereali coltivati al mondo finisce per essere divorato da animali destinati poi alla macellazione e al consumo da parte dei carnivori, con il 30% del terreno utilizzato proprio per pascoli intensivi.
[fonte tiscali]

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