L'ennesima prova che l'Italia non e' piu' un paese sovrano


Quando lo si diceva qualche tempo fa, si veniva accusati di essere dei “complottisti” ciarlatani con la passione per la dietrologia catastrofista. Poi, sempre più economisti ed osservatori autorevoli, hanno ammesso ciò che anche al cosiddetto “uomo della strada” appare oramai fin troppo evidente: l’Italia, e ovviamente non solo l’Italia, è un paese che non gode più di piena sovranità/autonomia politica. Non esiste più, cioè, la possibilità di scegliere i propri rappresentati senza dover considerare “i mercati” , “lo spread” ed in altri termini le volontà mondialiste.

Riscontrato oggi, questo non trascurabile dettaglio, appare come la classica scoperta dell’acqua calda. Eppure, di acqua torbida da scoprire, ne resta tanta. Partiamo da una considerazione che ad una prima analisi superficiale potrebbe apparire completamente scollegata: Google.

La supermegamultinazionale americana è da tempo più potente di uno stato. Fattura cifre inimmaginabili ed ha il monopolio sul bene più prezioso del web, ovvero il traffico di ricerca. Come noto, poi, Google è un gigante che da tempo ha differenziato i propri prodotti e che anzi tende a “mangiare” tante piccole e medie realtà promettenti nel settore dell’innovazione.

Ma cosa c’entra Big G con Mario Monti, la sovranità popolare, lo spread, i mercati e tutto il resto? Beh la storia della “creatura” americana è metaforicamente molto efficace per indicare la storia evolutiva dell’organizzazione politica contemporanea in senso generale. L’obiettivo, proprio come per le multinazionali, è infatti quello di accentrare un potere crescente nelle mani di organismi sempre più grandi e, soprattutto, sempre più lontani e distanti dal cittadino. La tendenza palese è quella di un annientamento totale dei pesci piccoli in favore degli squali. Succede, se si ha un pizzico di spirito d’osservazione, in praticamente tutti i settori. Dai teatri all’editoria, dalla manifattura alle tecnologia: più sei grande e più il sistema ti permette di assorbire il resto. Certo non è tutto così automatico e rigido: qualche eccezione importante ancora resiste ma il discorso è riferito ad una tendenza generale quanto marcata ed evidente.

Gli Italiani, come si è potuto vedere dalle reazioni registrate alla notizia delle dimissioni di Monti e dai ricatti nemmeno tanto velati arrivati dagli altri paesi “potenti”, ogni volta che sceglieranno i propri premier, dovranno dar conto prima di tutto aglla Germania, all’UE, alla BCE, all’FMI ecc. Il leader del Bel paese dovrà piacere in primis a chi si trova fuori dal Bel Paese e poi agli italiani. Senza l’approvazione dei “mercati”, non si governa più. Chiariamoci: è sempre stato così in una certa misura. Determinati capi di Stato erano caldeggiati fin quando le loro politiche piacevano alle superpotenze o comunque non creavano troppe noie. Ma ora, il meccanismo di condizionamento ed ingerenza esterna, ha raggiunto livelli incredibilmente alti ed un’arroganza sfacciata: E' l'oligarchia finanziaria che decide chi deve governare l’Italia, non gli italiani.

E, come per Google, non esiste un volto con il quale poter parlare; una politica con la quale dialogare. C’è prima di tutto la finanza, ci sono prima di tutto i soldi, il debito, le tasse, le scadenze, i conti da far quadrare. Il resto è semplicemente commissariato, messo dietro; da parte. La politica non fornisce più alcun indirizzo ma subisce dimessa le indicazioni dittatoriali dell’oligarchia finanziaria. E' esecutrice pedissequa di moniti ed esigenze troppo più grandi e potenti di lei. 

Ma continuiamo pure a pensare che tutte queste considerazioni siano frutto di fantasiose tesi complottiste e che lo spread che sale e scende in base a semplici dichiarazioni sia accettabile come schema da osservare per la programmazione politica di un paese. Accettiamo lo status quo ritenendolo inevitabile o addirittura giusto. E' esattamente ciò che ci chiede questo nuovo, vorace, parassitario ed autodistruttivo capitalismo finanziario che ha fatto del denaro (elettronico) l'uncio valore assoluto al quale piegarsi. 
[fonte you-ng]

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