Un pianeta non basta più, entro il 2050 ne serviranno altri due per sfamare l'umanità


La fame nel mondo, problema che sembra riguardare oggi “soltanto” i paesi sottosviluppati, la cui popolazione ammonta a quasi 870 milioni di persone che non hanno modo di accedere alle risorse disponibili nei cosiddetti paesi industrializzati, potrebbe esser presto un preoccupazione che toccherà tutti. Stando a quanto emerso nel corso della tavola rotonda del Forum Barilla Center for Food and Nutrition tenutasi a Milano, se non si interverrà al più presto il pianeta collasserà. Entro il 2050, infatti, per sfamare l’intera umanità serviranno l’equivalente di tre pianeti Terra. Guido Barilla, Presidente dell’omonimo gruppo, ritiene che il mondo finanziario abbia fatto attenzione soltanto ai profitti a breve termine, senza considerare i risvolti futuri, in particolare per l’ambiente. Per andare contro questo trend la spinta deve venire proprio dalla crisi che, nonostante gli infiniti difetti, può portare a diverse riflessioni sui veri valori e temi della crescita sostenibile.

Produrre cibo e bevande non è affar semplice - Bisogna fare attenzione al livello di informazione che si acquisisce e che si vuole dare al consumatore, ha commentato il presidente della Barilla. E' inoltre necessario scegliere i prodotti secondo le necessità delle persone. L’industria alimentare negli ultimi anni si sta mobilitando per una conversione verso la sostenibilità, ma ancora molto si può fare. Deve essere infatti il campo tecnologico a supportare uno sviluppo alimentare cerando di sostituire i grassi con prodotti più naturali contrastando la siccità e le difficoltà legate all’agricoltura.

Il problema principale resta il consumo medio sulla tavola di ogni famiglia - Si consuma troppo, e di certo più di quanto il pianeta possa rigenerare. Ben 1,3 miliardi di tonnellate di cibo finisce nella spazzatura. Questo tipo di abitudini porterebbero inevitabilmente a necessitare di tre pianeti nel 2050, una superficie assolutamente fuori da ogni logica. A sostenere Guido Barilla anche Lester Brown, fondatore e presidente di Earth Policy Institute (Usa), che aggiunge un altro “dettaglio” impressionante: il 70% dell’acqua del pianeta non viene bevuta, bensì consumata per una diversa produzione.

Una soluzione, probabilmente, nella dieta vegetariana - Il primo monito inerente a questo argomento, era arrivato già ad agosto, in termini molto più categorici, da parte dei ricercatori svedesi dello Stockholm International Water Institute, che hanno indicato una necessaria conversione alla dieta vegetariana per evitare carestie e guerre per il cibo.
[fonte tiscali]

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