La droga anti-divorzio promette unioni eterne


Lo studio di due scienziati inglesi propone la soluzione all’addio coniugale (con effetti collaterali).

Una droga per far funzionare il proprio matrimonio: non è l’ultima trovata di carnevale ma lo studio di due autorevoli scienziati della Oxford University pubblicato dal quotidiano inglese Guardian.  

Julian Savulescu, professore presso l’Istituto per il futuro dell’umanità (un centro creato nel complesso oxfordiano proprio per evitare l’estinzione della nostra specie), e il suo allievo Anders Sandberg si sono ingegnati per mettere a punto una droga che i coniugi in crisi potrebbero assumere, onde evitare il tragico epilogo della loro unione: un doloroso e (spesso costoso) divorzio. 

Come ogni spunto scientifico che si rispetti, anche questa bizzarro studio ha le sue radici nell’esperienza umana. Nel 2005 Javulescu ha divorziato dalla moglie e trascorso il terribile periodo di depressione, liti e strascichi che la maggior parte degli ex-coniugi devono attraversare. «Quella separazione mi ha fatto pensare a quanto fragili e soprattutto quanto impossibile sia mantenere relazioni sul lungo periodo», spiega Savulescu al Guardian. «Come è possibile che persone intelligenti e sicure di sé finiscano in certe situazioni?» fa eco Sandberg.  

In Italia, secondo l’Istat, la durata media di un matrimonio è di 18 anni e nel 2010 sono state circa 140 mila le coppie che si sono dette addio. Statistiche ben peggiori sono quelle inglesi e americane. Ecco dunque l’idea di mettere a punto un antidoto che eviti il peggio, cioè il fisiologico calo di interesse verso il proprio partner dopo anni di convivenza o matrimonio. L’aspetto forse sconcertante della teoria è questo: la droga dovrebbe agire non già sui centri nervosi del cervello deputati all’insorgere di emozioni o affetto verso l’altro, ma su quelle legate all’attaccamento e al bisogno dell’altro. 

Non è ancora chiaro come sia possibile che una droga stimoli le sostanze chimiche a reagire nei confronti del proprio partner e non del primo che passi per strada. Il segreto, tuttavia, starebbe nel somministrare alla coppia una dose di ossitocina (l’ormone che alcuni considerano la sostanza della fedeltà) e di vasopressina (quello invece coinvolto nei meccanismi della memoria). Del resto, sostengono i due scienziati, visto che molte relazioni non finiscono per una buona ragione ma per motivi puramente biologici, introdurre un aiutino non farebbe che garantire amori più stabili e quindi un’evoluzione umana più sicura. 

Gli scettici si chiedono tuttavia cosa ci sia di naturale nell’impedire la fine di un amore, tanto più che l’evoluzione di una specie è garantita tra gli altri fattori dalla procreazione. Sembra dunque anti-evoluzionista lo studio su una droga per garantire l’unione con lo stesso partner. Inoltre non ci sono certezze sulla sua efficacia e sia Sandberg che Javulescu ammettono il tallone d’achille del progetto: la droga potrebbe avvere effetti sul breve, ma non sul lungo periodo. 
Basterebbe in ogni caso il tentativo che, infondo, direbbe tanto di una coppia disposta a drogarsi pur di salvare il proprio matrimonio. 
[fonte lastampa]

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