Allarme per l'Artico che si riscalda sempre più piccolo e sempre più verde


Nuovo studio degli scienziati anche hanno riesaminato 30 anni dati satellitari: i cambiamenti climatici repentini stanno cambiando il volto al Grande Nord. E così, con inverni più brevi e meno rigidi, Siberia e Canada diventano sempre più verdi.

I CLIMATOLOGI lo annunciavano da anni, ora è un fatto: il grande Nord, regno della volpe artica e del permafrost, si inverdisce. Le condizioni climatiche boreali, quelle che danno origine all'ecosistema dominato dalle grandi foreste di conifere, è già risalita di 4-5 gradi di latitudine verso nord di fatto rimpiazzando la tundra artica. La variabilità stagionale delle temperature e del periodo vegetativo si adattano al cambiamento climatico, in particolare ad inverni più brevi e meno rigidi. Lo dimostra un team internazionale di ben 21 scienziati appartenenti a 17 organismi di ricerca in sette paesi (Stati Uniti, Norvegia, Finlandia, Cina, Russia, Svezia, Francia) in uno studio pubblicato su Nature Climate Change. 

Meno bianco, più verde. L'impatto fondamentale che abbiamo osservato sull'ambiente è un netto aumento nella produttività vegetale delle aree circumpolari", spiega Bruce Forbes, dell'Arctic Center della Università della Lapponia, in Finlandia. Per arrivare a questa conclusione gli studiosi hanno riesaminato i dati climatici e vegetativi raccolti in 30 anni di misurazioni satellitari.  L'ecosistema boreale, in sintesi, sta risalendo verso l'apice dell'emisfero settentrionale di quasi 7 gradi di latitudine, una migrazione che è pari a quasi 800 chilometri. Si tratta insomma di circa 9 milioni di chilometri quadrati di territorio, quasi quanto la superficie degli Stati Uniti, che cambiano aspetto.  Secondo Compton Tucker, della NASA, in questo breve periodo di tempo il riscaldamento del terreno dovuto alla minore copertura nevosa invernale ha permesso una attività vegetativa più lunga e vigorosa, ed ora „più di un terzo delle regioni sub-polari mostrano una vegetazione dai caratteri più meridionali".

Un futuro ancora più verde. Il team di scienziati precisa però che non tutti cambiamenti ambientali avvengono simultaneamente, ed in particolare la vegetazione non si modifica di pari passo con il clima. Per il momento, infatti, le foreste boreali di conifere sono ancora dove erano trent'anni fa. Gli alberi non hanno fretta, almeno non come prevedevano i modelli dell'IPCC, concludono gli esperti. "Un cambiamento nella tundra però c'è già e lo stiamo osservando - spiega ancora Forbes - gli arbusti sono più robusti, più alti". Un particolare, questo, che ai nomadi della tundra Siberiana non era passato inosservato. "I Nenets sostengono che molte piante ed arbusti stanno crescendo di altezza già da 30-40 anni", dice Forbes. "Per i nomadi questo è un problema. Per evitare di perdere di vista il branco durante le lunghe migrazioni nella tundra siberiana devono di aggirare con le loro renne le zone in cui c'è la presenza di arbusti troppo alti, robusti, e densi".

Entro la fine del secolo, comunque, è probabile (e il condizionale è d'obbligo in uno sguardo proiettato di tante decadi verso il futuro) una risalita verso nord delle condizioni climatiche, e vegetazionali, di 20 gradi di latitudine rispetto alle condizioni di trent'anni fa. Una informazione importante ma sulla quale gli scienziati stessi chiedono prudenza: "Non sappiamo quali eventi, naturali o indotti dall'uomo, interverranno sul cambiamento climatico nei prossimi decenni, e quindi le proiezioni a lungo terimine devono essere interpretate con cautela". Un secolo è lungo, ma molti scienziati sostengono che siamo ad un passo dal punto di non ritorno, quello in cui anche una massiccia azione per frenare il cambiamento climatico sarebbe vana. Questo scenario vale una intensificazione degli studi e del monitoraggio del sistema Terra.
[fonte rep.ca]

Commenti

Post popolari in questo blog

24 novembre 2010 - [I cerchi nel grano indicano questa data]

E se vivessimo in un universo che è un’illusione?

MAPPA DEI VULCANI ATTIVI NEL MONDO