Bergoglio e la dittatura argentina, un'ombra su Papa Francesco e i rapporti tesi con la presidente Kirchner


In mezzo alle celebrazioni entusiastiche provenienti dai quattro angoli della terra, qualche voce critica si leva proprio dall’Argentina dove, secondo alcuni detrattori, il neo pontefice Jorge Bergoglio conserverebbe qualche scheletro nell’armadio. L’accusa mossa è di avere mantenuto un atteggiamento controverso nei confronti della dittatura militare che in Argentina sterminò migliaia di persone. Un'ombra che ha accompagnato negli anni l'ex cardinale di Buenos Aires e che lui stesso ha cercato in più occasioni di dissolvere, senza mai riuscirci completamente.

Le foto insieme al dittatore - Anche oggi, dopo la nomina a pontefice, sul Web sono circolate vecchie foto che ritraggono Jorge Rafael Videla, l'autore del golpe del 1976, in compagnia di altri porporati ma non dell'allora sacerdote Jorge Bergoglio. Mentre diversi media hanno riproposto le tesi sul ruolo giocato da Bergoglio a partire dal 24 marzo 1976, racchiuse nel libro L'isola del Silenzio del giornalista argentino Horacio Verbitsky, che analizza il ruolo della Chiesa nel periodo più tragico del Paese sudamericano.

Verbitsky: contro di lui testimoni ma nessuna prova - In un'intervista a Repubblica, il giornalista Horacio Verbitsky, grande accusatore in passato dell'arcivescovo Bergoglio dichiara che "non ci sono prove schiaccianti" della sua collusione col regime . "Ho scritto due libri - precisa Verbitsky - raccogliendo testimonianze di padri gesuiti che narrano le ambiguità di quel periodo, in particolare la vicenda di due preti che finirono tra i 'desaparecidos' ". Testimonianze nelle quali "mi raccontarono l'operazione di pulizia condotta tra i gesuiti contro coloro che si opponevano ai militari e volevano denunciare le violazioni dei diritti umani . Papa Francesco - dice ancora - è un uomo molto abile. Per anni ho cercato una foto che lo accusasse e non l'ho mai trovata. Durante la dittatura la congregazione di cui faceva parte organizzò una cerimonia in omaggio all'ammiraglio Massera, uno dei capi della giunta militare, ma quel giorno Bergoglio non c'era".

Il libro-intervista - Nel libro-intervista Il gesuita, pubblicato nel 2010 dei giornalisti Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin, Bergoglio non si sottrae ad interrogativi e sospetti affermando che negli anni della dittatura argentina, "la Chiesa, come tutta la società, ha conosciuto quanto successe poco a poco. All'inizio non ne era cosciente". "Immagino la disperazione di quelle donne che cercavano in tutti i modi i propri figli e si trovavano di fronte al cinismo delle autorità che le trascinavano da una parte e dall'altra", ricorda. "All'inizio sapevamo poco, o niente, lo abbiamo saputo solo gradualmente", aggiunge l'ex presidente della conferenza episcopale argentina, riferendosi proprio ai tanti desaparecidos e all'orrore degli anni della dittatura militare.

I sequestri di sacerdoti - Il ruolo di Bergoglio rimane pieno di punti non chiariti anche in un episodio successivo alla caduta del regime. Secondo alcune fonti, nel 1983, con il ritorno della democrazia, l'allora sacerdote cercò di far liberare dei preti che lavoravano nelle bidonville di Buenos Aires e che erano stati sequestrati dai militari. Altre fonti e inchieste giornalistiche sostengono invece che fu proprio Bergoglio a denunciare alle autorità i sacerdoti Orlando Yorio e Francisco Jalics, attivi nella bidonville del 'Bajo Flores' della capitale. Una testimone di quel procedimento, Maria Elena Funes - anch'essa rapita - ha dichiarato che Yorio e Jalics vennero sequestrati dopo che Bergoglio "tolse loro la propria protezione".

La liberazione - Nel Gesuita il neo pontefice smentisce totalmente questa ricostruzione precisando di non aver voluto che i due sacerdoti "rimanessero senza protezione". Sia Yorio sia Jalics vennero dopo qualche tempo liberati: anzitutto perché i militari "non riuscirono ad accusarli ma anche perché - ricostruisce Bergoglio - ci siamo mossi come pazzi" proprio per ottenere il loro rilascio. "Ho iniziato a muovermi" per la loro liberazione "fin dalla notte stessa in cui ho saputo del sequestro", aggiunge Bergoglio, ricordando inoltre che proprio a causa del sequestro incontrò due volte Jorge Rafael Videla, e l'ammiraglio Emilio Massera, tra gli aguzzini più feroci della giunta militare.

Huffington Post: un paladino contro diritti gay - Fra i tanti media che celebrano il neo pontefice, l'Huffington Post fa la voce fuori dal coro e apre la sua edizione con un articolo molto critico, evidenziando innanzitutto come Papa Francesco, nonostante l'esigenza di un Pontefice giovane e che rinnovi la Chiesa, abbia 76 anni e un'impostazione molto conservatrice. Ma ricordando soprattutto come Jorge Mario Bergoglio sia accusato di essere stato molto vicino alla "giunta sanguinaria" dei militari in Argentina, coinvolta tra l'altro "nel rapimento di molti sacerdoti". Accuse - si ricorda - che Bergoglio ha sempre respinto come "vecchie calunnie". Ma mentre il presidente americano Barack Obama definisce Papa Francesco "paladino dei poveri", l'Huffington Post sottolinea anche come Bergoglio sia stato sempre "paladino" nella crociata contro il diritto alle nozze gay e all'adozione da parte delle coppie omosessuali. "Descrisse il matrimonio tra persone dello stesso sesso come un segno del diavolo e un attacco devastante ai piani di Dio", scrive ancora il seguitissimo sito americano. Infine, si sottolinea come Bergoglio sia stato "un instancabile oppositore dell'aborto e della contraccezione".

Rapporti tesi con la presidente Cristina Kirchner - La sua presunta vicinanza al passato regime e la sua battaglia contro l’aborto a i matrimoni gay sarebbero da tempo motivo di attrito con Cristina Fernandez de Kirchner. La presidente argentina ha comunque annunciato che sarà presente a Roma per la cerimonia di inaugurazione del pontificato, ma l’antipatia per l’uomo traspariva anche dal tono piuttosto formale del comunicato di auguri per l’elezione. Papa Francesco, in passato, è stato piuttosto duro con i governi di Nestor e Cristina Kirchner sottolineando, ricordano diversi media stranieri, le parole dell'arcivescovo di Buenos Aires sul "debito sociale, immorale, ingiusto e illegittimo" causato dalla politica economica argentina degli ultimi anni. Il quotidiano argentino La Nacion riporta alcuni dei discorsi "più polemici" di Bergoglio, a partire da quelli contro la corruzione e la povertà "dimenticata" nel Paese sudamericano. Anche il Guardian riporta un discorso del nuovo pontefice risalente al 2009. "Piuttosto che prevenire le ineguaglianze, hanno scelto di renderle perfino più grandi", aveva detto Bergoglio riferendosi all'amministrazione di Nestor Kirchner, conclusasi nel 2007, e sottolineando come "i diritti umani non siano solo violati dal terrorismo, dalla repressione, dagli omicidi ma anche da strutture economiche ingiuste che creano ampie ineguaglianze". La Cnn, infine, ricorda che Bergoglio "si scontrò con il governo di Cristina Kirchner opponendosi alle nozze gay e alla libera distribuzione di contraccettivi", in un Paese che ha legalizzato i matrimoni gay nel 2010.
[fonte tiscali]

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