Il braccialetto «Natalia» per proteggere chi difende i diritti umani nel mondo


In caso di pericolo o rapimento lancia un allarme che segnala il luogo dove l'operatore o il volontario si trova.

Ogni giorno, nel mondo, migliaia di operatori e volontari per i diritti civili o l’assistenza umanitaria rischiano di essere rapiti o sono in pericolo di vita. Ma qualcosa potrebbe cambiare con il Progetto Natalia, lanciato in questi giorni dal gruppo svedese dei Civil Rights Defenders: un futuristico braccialetto, che usa tecnologia satellitare e Internet consentirà infatti nel giro di pochi secondi di lanciare un allarme globale a ogni operatore, che si trovasse in una situazione di emergenza ovunque nel Pianeta, mobilitando governi, organizzazioni internazionali e umanitarie, opinione pubblica, attraverso i social media. 

Il progetto prende nome da Natalia Estemirova, attivista dei diritti umani in Cecenia, rapita e assassinata nel 2009, per aver documentato abusi e torture delle milizie del dittatore caucasico Ramzan Kadyrov contro i dissidenti. I primi 50 braccialetti sono stati distribuiti nel corso della recente Defenders’ Days Conference, organizzata dal gruppo scandinavo a Stoccolma. Ma l’ambizione è di produrne migliaia, man mano che contributi e donazioni arriveranno dagli sponsor e da privati cittadini. Ogni congegno funziona allo stesso tempo come cellulare e come Gps. Quando chi lo indossa è in pericolo, può essere azionato manualmente o automaticamente (se viene rimosso con la forza) e invia in tempo reale sia un messaggio predefinito via telefonia mobile, sia un segnale satellitare, che dà l’esatta posizione della vittima. 

Possono essere così mobilitati in primo luogo gli operatori più vicini, per organizzare un eventuale salvataggio, quindi il quartier generale di Civil Rights Defenders, che può verificare l’attacco e ritrasmettere l’allarme attraverso Facebook e Twitter. Secondo Robert Hardh, direttore dell’organizzazione svedese, il vero valore del braccialetto è nel suo potere di deterrenza e nella «possibilità di esercitare una pressione immediata sui responsabili: il fatto che tutto il mondo possa essere immediatamente a conoscenza di queste violazioni, permette di formare una sorta di spazio difensivo virtuale intorno a chi difende i diritti umani, poiché quei regimi non amano l’attenzione internazionale e le critiche».
[fonte c.d.s.]

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