La scommessa dell'Internet verde


Al continuo aumento di utenti di Internet non corrisponde ancora un aumento dell'efficienza della tecnologia legata al web. Il risultato? Una montagna di consumi inutili e di energia sprecata, una situazione anacronistica che può e deve cambiare secondo Diego Reforgiato Recupero, informatico italiano pluripremiato, rientrato in Italia nel 2008 dopo quattro anni di studi negli Stati Uniti.

Internet e i suoi milioni di utenti: ci troviamo davanti a una montagna di energia sprecata. Una volta connessi al web, infatti, la quantità di dati che scambiamo con la rete non sembra influire sui nostri consumi, e, indipendentemente dal traffico, la bolletta rimane la stessa. La stragrande maggioranza dei dispositivi che ci consentono di navigare sul web in effetti consuma la stessa energia a prescindere dalla mole di informazioni che viaggiano. Uno spreco evitabile secondo Diego Reforgiato Recupero, autore di un articolo apparso sull'ultimo numero di “Science”.

Recupero, informatico catanese e vincitore del premio Working Capital 2012, un finanziamento di ricerca di 25.000 euro stanziato dalla Telecom, segnala come la tecnologia attuale non sia progettata per adattarsi ai consumi reali: “Per esempio di notte, quando non lavorano, i nostri router - i modem che, raccogliendo e reindirizzando i dati, costituiscono nodi della rete - consumano lo stesso: non sono in grado di passare a uno stato di risparmio energetico, come invece fa un computer.” Un problema non da poco, considerando la rapidità con cui aumenta il numero di utenti di Internet. Si prevede che nel corso del prossimo anno il consumo di energia dovuto al web su scala globale sarà di quasi il 20% in più rispetto all'anno appena trascorso. 

In realtà il modo di navigare consumando meno esiste: basta far sì che la rete si riposi quando il traffico di dati è meno intenso. Nel suo articolo Recupero fa una panoramica delle tecnologie più promettenti. Uno dei metodi è chiamato smart standby, e consiste nel prefigurare nei dispositivi diversi stati, non solo acceso/spento. Il livello ottimale di attività delle varie componenti si regola seconda della quantità di dati che circolano. Una  logica di risparmio simile è alla base di un secondo sistema, il dynamic frequency scaling (DFS). In questo caso a essere modulata in base alle esigenze sarà la frequenza della CPU (il processore centrale). I due sistemi non sono convenienti se adottati in tandem, ma sono entrambi utili. “Non si può dire quale dei due sia migliore”, chiarisce Recupero, “dipende da caso a caso. Per esempio, per un privato, il DFS è più conveniente, perché le utenze domestiche usano dispositivi più semplici. Quando invece le componenti sono molto più dettagliate e particolari, allora conviene disattivarne una parte”. 

Esistono anche approcci preventivi. Una grandissima parte dei consumi è dovuta ai sistemi di raffreddamento, quindi se si riuscisse ad evitare che la temperatura si alzi troppo, si avrebbe un risparmio di energia. Questo è possibile, spiega l'autore: “Se la CPU di un dispositivo va più veloce, genera più calore. Per evitare di generare troppo calore basta quindi abbassare la frequenza della CPU. Questo naturalmente può andare a scapito della qualità del servizio: bisogna trovare il giusto equilibrio per continuare a garantire una prestazione perfetta.” 

Si può intervenire anche sulla complessità del web, e “spegnere” provvisoriamente alcuni nodi. “In una rete abbiamo una certa topologia, con i nodi connessi tra di loro”, spiega Recupero. “Immaginiamo un certo nodo A connesso direttamente a un certo nodo B, ma supponiamo che le informazioni possano viaggiare da A a B anche con un giro un po' più lungo, tramite altri nodi intermedi. Osservando lo storico delle decisioni passate del router, è possibile che si osservi che i dati passano direttamente da A a B molto raramente. Dato che il traffico da A a B si può deviare attraverso altri nodi, allora è possibile disattivare quel link.”

Tutti questi stratagemmi, se adottati con metodo, non intaccherebbero la qualità dei servizi. L'utente finale non sarebbe in grado di accorgersi della differenza. Recupero è entusiasta della prospettiva: “il bello è che non esiste nessun tipo di risvolto negativo. Un dispositivo che sfrutti le nuove strategie di risparmio energetico può essere più complesso al livello di software o di hardware, ma questo non influisce sulla dimensione del router, nè sul prezzo." Secondo Recupero, un utente medio risparmierebbe una ventina di euro l'anno sulla bolletta. Una cifra imponente se moltiplicata per il numero di consumatori interessati, che corrisponderebbe anche a una diminuzione sensibile della produzione di anidride carbonica.
[fonte lescienze] 

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