Teoria della relatività di Einstein confermata da stelle distanti 7.000 anni luce


La teoria della relatività generale di Einstein supera l'esame più importante grazie al comportamento di una "strana" coppia di stelle situata a 7.000 anni luce dalla Terra. Ottenere il risultato, descritto su Science, è stato possibile grazie a nuovi strumenti di osservazione che hanno permesso di studiare fenomeni che si spiegano solo con la teoria di Einstein. Scoperta e studiata dal gruppo di ricerca coordinato da John Antoniadis dell'Istituto Max Planck per la radioastronomia di Bonn, la "strana" coppia è composta da una piccola stella di neutroni che ruota su se stessa 25 volte al secondo, e da una nana bianca che orbita intorno alla stella di neutroni in due ore e mezza.

Un laboratorio unico distante 7 mila anni luce - La stella di neutroni è ciò che resta dell'esplosione di una supernova ed emette onde radio che possono essere raccolte sulla Terra dai radiotelescopi. Questo oggetto è due volte più pesante del Sole, ma ha un diametro di circa 20 chilometri. La sua compagna nana bianca, invece, è ciò che resta di una stella che ha perso la sua atmosfera e si sta lentamente raffreddando. Le due stelle insieme sono molto interessanti perché costituiscono un laboratorio unico per testare i limiti di alcune teorie della fisica. Gli oggetti sono molto vicini, a differenza di altre coppie di stelle simili, e questo fa sì che, durante il loro movimento orbitale, emettono onde gravitazionali (distorsioni dello spaziotempo) perdendo energia.

Confermata la teoria della relatività - La teoria della relatività generale prevede che, come conseguenza di questa perdita di energia, il periodo orbitale di oggetti che ruotano così vicini debba subire delle oscillazioni periodiche. Per testare quindi la validità della teoria i ricercatori hanno studiato le due stelle. "Le nostre osservazioni radio sono state così precise - ha rilevato uno degli autori, Paulo Freire dell'Istituto Max Planck per la radioastronomia - che siamo già stati in grado di misurare la variazione del periodo orbitale di 8 milionesimi di secondo per anno, esattamente come prevede la teoria di Einstein".
[fonte tiscali]

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