Terremoto dell'Aquila, il sindaco Cialente denuncia: "Mai arrivati i fondi dei giochi. Non posso più andare avanti"


"Non sappiamo dove siano finiti i soldi dai giochi per la ricostruzione, qui non sono mai arrivati, saranno finiti nella contabilità dello Stato ma finora una voce che indichi i soldi provenienti dai giochi non c'è". Lo ha affermato ad Agimeg, l' agenzia giornalistica sul mercato del gioco, il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente. "In passato abbiamo provato a chiedere che fine avessero fatto quei fondi, c'è stata anche un'interrogazione dell'onorevole Lolli, ma è rimasta senza risposta.

"Non è arrivato nulla neanche dalle ditte farmaceutiche" - Tra l'altro era previsto anche un prelievo dalle ditte farmaceutiche per finanziare la ricostruzione ma anche da lì non è arrivato niente" ha spiegato Cialente. "Penso - ha aggiunto - che i fondi provenienti dal gioco siano stati incamerati dallo Stato, perché a noi non sono mai arrivati". Il sindaco della città colpita dal terremoto il 6 aprile di 4 anni fa ha nuovamente lanciato l'allarme: "non ho una lira per la ricostruzione e a giugno finisco i soldi. Ho chiesto 500 milioni per quest'anno e un miliardo l'anno a partire dal prossimo per ricostruire la città: senza di questo non si può fare nulla, se non ho queste somme non posso più andare avanti". 

"Le mie colpe? Non ho messo bombe" - La responsabilità dell'Amministrazione comunale nei ritardi della mancata ricostruzione del centro storico? "Non aver messo le bombe" ha dichiarato Cialente a Radio 24. Il Sindaco chiede al governo un totale di 7 miliardi di euro per la ricostruzione, attraverso l'intervento della Cassa Depositi e Prestiti. Cialente ha espresso il timore che l'Aquila resti schiacciata dall'attuale fase istituzionale.

"In un anno se ne sono andati in 6000" - "Se io ora non ho i soldi per ricostruire, nel 2016 non ci saranno neanche 40mila abitanti, qui resteranno solo vecchi e dipendenti pubblici" ha detto Cialente, riferendo che "nell'ultimo anno se ne sono andate seimila persone". Se ne vanno soprattutto i giovani, le coppie, i professionisti. Sono sempre di meno i residenti all'Aquila, a quattro anni dal terremoto. E l'abbandono della città si unisce alla diffusione di alcol tra i giovani e all'aumento della depressione. "Ora la città sta mollando, vivere qui è impossibile, ora sto peggio di due anni fa" ha raccontato ancora il primo cittadino, che ha detto di "essere in credito col Governo. Si sono preoccupati più dell'Emilia, che di noi: la mancanza di una tassa di scopo é stato il peccato capitale". 

"Ho pensato di scrivere a Grillo" - "Ho pensato di scrivere anche a Grillo, ma visto che non si preoccupa di un Paese allo sbando - dice - figuriamoci se si prende la responsabilità di risolvere la questione dell' Aquila" ha affermato polemicamente il sindaco della città abruzzese. 
[fonte tiscali]

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