«Costano troppo e sono inutili» . Bruxelles vuole eliminare le monetine da 1 e 2 cent


Soltanto il costo del conio per i governi ha causato un buco di 1,4 miliardi.

BRUXELLES - «Tenga il resto», si diceva e si dice. Da Napoli a Salonicco, da Lisbona a Helsinki: tenga il resto, tanto quei due o tre centesimi color sughero o tabacco non servono quasi a nulla. E infatti quel resto, da domani o dopo, potrebbe scomparire: la Commissione europea studia ormai apertamente la possibile eliminazione degli «spiccioli degli spiccioli», le monetine da uno o due centesimi di euro nate 11 anni fa, e giudicate ormai quasi invisibili, da quanto sono poco usate. Pare che ne circolino ancora quasi 46 miliardi di pezzi, quasi 140 a cranio per tutti gli abitanti dell'eurozona. E il solo coniarli, avrebbe provocato ai singoli governi un «buco» totale da 1,4 miliardi: una volta finiti nelle tasche o nelle casse, rendevano meno di quant'erano costati al momento dell'uscita dalla zecca.

Il vicepresidente della Commissione europea e commissario agli affari economici Olli Rehn, dopo aver consultato una platea di banchieri ed economisti, ha già buttato giù quattro possibili scenari: primo, far finta di nulla e lasciare tutto com'è ora, per evitare nuovi sconvolgimenti in un momento finanziario già così delicato, e alla vigilia dell'ennesimo autunno caldo; secondo, stringere le cordicelle del borsellino cambiando la composizione della lega con cui sono fatte le monetine, rendendola più economica, e razionalizzandone il più possibile la produzione; terzo, una cura radicale con il ritiro istantaneo di tutto la monetaglia circolante con quella «pezzatura» e con l'arresto del suo corso legale; quarto, alt alla produzione ma ancora via libera alla circolazione fino a lento esaurimento della stessa.

La decisione finale di Bruxelles non è ancora all'orizzonte, ci vorranno altre consultazioni a tutti i livelli. I 17 Stati dell'euro non sono certo unanimi, né su questo né su altri temi; e dopotutto sono 17 le zecche, non una, da cui gli spiccioletti si diffondono a raffica su tutta l'Europa. Conflitti, coincidenze e contrasti di interessi bollono sotto la superficie, soprattutto fra Paesi «ricchi» e poveri, fra Nord e Sud: gli equilibri valutari della Baviera non sono certo gli stessi della Transilvania, le rispettive bilance dei pagamenti si basano su perni ben differenti. Ma una cosa hanno in comune: ovunque, oggi, si temono presto o tardi rimbalzi sotterranei dell'inflazione: e anche i minuscoli cents , pur tanto derisi, hanno contato per un po' qualcosa nel frenare (o ingannare) gli scarti dei prezzi «arrotondati», in tutti i caffè o chioschi dell'eurozona. Alla fine, però, si sono rivelati per quelli che erano stati fin dall'inizio: piccola cavalleria di ripiego, esclusa dai grandi flussi e dalle ambizioni di un'Europa che vuole (voleva) sognare in grande. Zio Paperone, negli Usa, insegnava che anche un solo centesimo poteva fra traboccare il suo forziere strapieno. Ma quando i forzieri sono 27, e di alcuni non si trovano più le chiavi?
[fonte c.d.s.]

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