La biodiversità è sempre più a rischio - E non ce ne rendiamo conto


La nostra percezione del rischio di estinzione è inadeguata rispetto agli effetti reali.

Le attività umane hanno un impatto pesante sulla biodiversità del pianeta, maggiore di quanto ce ne rendiamo effettivamente conto, perché gli effetti si riscontrano in tempi lunghi. È questa la conclusione di uno studio appena pubblicato su Pnas. Secondo il team di ricercatori, infatti, la nostra percezione del rischio di estinzione che corrono molte specie animali e vegetali è inadeguata rispetto agli effetti reali delle nostre attività socio-economiche. Attività che stanno accelerando, rispetto al passato, l’inquinamento dell’aria e il cambiamento climatico causando, di conseguenza, la distruzione di diversi habitat.

PERDITA DI BIODIVERSITÀ - Il fatto è che l’impatto progressivo del degrado ambientale sulla perdita di biodiversità, a livello globale, è fortemente legato alla crescita della popolazione umana, all’uso del suolo e allo sviluppo economico. Tuttavia il rapporto di causa-effetto non è immediato: gli animali non necessariamente ne risentono subito, ma ne pagano le conseguenze in ritardo. «Molte specie animali per esempio stentano ad adattarsi ai cambiamenti climatici alla velocità con cui questi fenomeni avvengono», spiega Stefan Dullinger dell’Università di Vienna, «e molti si trovano a vivere in ambienti che solo nel lungo periodo saranno inadatti alla loro sopravvivenza». In pratica, i processi di alterazione di diversi habitat naturali non generano un calo drastico e immediato del numero di specie. Inizialmente si registra una lieve diminuzione, cui si aggiunge nel tempo il «debito di estinzione» con perdita della biodiversità.

LO STUDIO - I ricercatori hanno analizzato lo stato di conservazione di diverse specie animali e vegetali inserite nelle Red List delle specie in via di estinzione, tra cui rettili, libellule, pesci e cavallette, di 22 Paesi europei. In media, il 20-40% delle specie esaminate corre un rischio medio-alto di estinzione. «Rischi strettamente correlati allo stress che ha subito l’ambiente nella prima metà del ventesimo secolo», ribadisce Dullinger. I risultati suggeriscono, insomma, che la minaccia che attualmente incombe su molte specie è l’eredità di diversi decenni fa, se non addirittura di un secolo. È il caso per esempio delle libellule e delle cavallette. «Rispetto al futuro», conclude il ricercatore, «questo lungo ritardo implica dunque che le attuali attività umane rappresentano fin da ora la minaccia che la biodiversità dovrà affrontare nei prossimi decenni. Pertanto gli sforzi per mitigare il rischio di estinzione diventa una sfida ancora più grande».

AMBIENTE ED EVOLUZIONE – Secondo uno studio pubblicato su Ecology Letters e condotto all’Università di Leeds, però, quando si verificano cambiamenti drastici nell’ambiente o nelle caratteristiche di una popolazione, l’evoluzione prende il sopravvento per garantire sopravvivenza alla specie che, in una manciata di generazioni, si evolve per non soccombere alla minaccia rappresentata, per esempio, dai cambiamenti climatici o da attività umane. I risultati, ottenuti studiando la velocità di adattamento degli acari del suolo a nuove condizioni ambientali e demografiche (di laboratorio), «ribaltano il presupposto che l'evoluzione avvenga solo gradualmente nel corso di centinaia di migliaia di anni e dimostrano che evoluzione e cambiamenti ambientali a breve termine sono completamente interconnessi», commenta Tim Benton, professore di scienze biologiche, coinvolto in questo studio finalizzato a comprendere le conseguenze dei cambiamenti ambientali sulle dinamiche ecologiche ed evolutive. In pratica, i ricercatori hanno osservato che, se inizialmente l’ambiente sperimentale ha avuto un effetto disastroso, destinando le bestioline all’estinzione, nel corso di solo cinque generazioni la popolazione di acari è cominciata ad aumentare grazie a cambiamenti adattativi: un esempio di recupero evolutivo. «L’evoluzione gioca dunque un ruolo chiave anche nel breve periodo e questo», conclude, «può avere importanti implicazioni anche per la salvaguardia di specie in via di estinzione».
[fonte c.d.s.]

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