La donna e l'uomo del domani? Non saranno «super»


È probabile che la statura non aumenterà molto e che muscoli e dentatura serviranno meno di oggi.
Saremo più alti, con un cervello più potente, ma senza denti perché ci ciberemo solo di pillole e pappine? Oppure saremo grassi, con i muscoli atrofizzati e un cervello minuscolo? Difficile prevedere come saranno l’uomo e la donna fra migliaia di anni: la fantascienza ci si è applicata con zelo, proponendo versioni più o meno fantasiose, e pure la scienza ha provato ad azzardare qualche ipotesi. Lo ha fatto di recente anche la rivista New Scientist, commentando alcuni studi sull'evoluzione a poco più di 150 anni dalla pubblicazione de "L'origine della specie" di Charles Darwin.

ARRANGIARSI - Non sappiamo se Darwin avesse una teoria sull'uomo del futuro, ma Maurizio Casiraghi, presidente della Società Italiana di Biologia Evoluzionistica, specifica: «Darwin parlava di discendenza con modificazioni e non di evoluzione, perché in questo termine è implicita l'idea che la specie tenda verso un miglioramento. Non è detto che sia così, perché chi è "premiato" dal processo di selezione naturale non è il migliore, ma quello che se la cava meglio: l'evoluzione non è innovazione, ma è, piuttosto, arte di arrangiarsi». Morale, non dobbiamo aspettarci che l'uomo del domani sia per forza un super-uomo, anzi. Plausibile pensare che sarà alto, visto che in meno di un paio di secoli l'altezza media delle popolazioni occidentali è aumentata di 10 centimetri. «Non necessariamente continuerà a "crescere", perché l'incremento di statura registrato non sottintende un cambiamento genetico, che è ciò che ci vuole per parlare di evoluzione - obietta Antonio Torroni, docente di genetica al Dipartimento di Biologia e Biotecnologie dell'Università di Pavia -. L'altezza maggiore è più che altro il frutto di un ambiente diverso: vaccini, cure migliori, alimentazione più ricca ci stanno consentendo di esprimere al meglio il potenziale della specie, ma i geni non sono cambiati».

CIBO SPAZZATURA - Difficile poi dire se diventeremo più grassi, anche se qualche avvisaglia sembra ci sia: stiamo diventando accumulatori di grasso, a giudicare da quanto ha denunciato una ricerca sull'International Journal of Obesity: i bambini di oggi rispetto a quelli di 30 anni fa, a parità di peso e altezza hanno un 23% di massa grassa in più e il 3% di massa magra in meno. Colpa del cibo spazzatura, che forse alla lunga potrebbe paradossalmente avere perfino effetti positivi, perché se ci adattassimo a tollerarlo, dicono gli studiosi, potremmo diventare "resistenti" a diabete e malattie cardiovascolari. Alcune teorie, d'altro canto, indicano come probabile una maggiore dipendenza dalla tecnologia medica, perché il nostro sistema immunitario, sempre più "impigrito" da vaccini e antibiotici, ci renderà più fragili. Certe caratteristiche umane peraltro sembra stiano realmente cambiando: oggi il 90% dei bambini ha bisogno dell'apparecchio per i denti perché ossa e muscoli di mascella e mandibola sono più deboli rispetto al passato. I denti stanno diventando più piccoli e quelli del giudizio sarebbero già in via di estinzione: il 35% di noi nasce già senza, molti altri ne possiedono 1 o 2 al massimo perché gli ultimi molari con la dieta attuale non servono più.

SENZA MUSCOLI - L'evoluzione infatti tende a eliminare tratti inutili, attraverso la cosiddetta selezione rilassata: la scomparsa è più o meno lenta a seconda della spesa necessaria a mantenere in funzione una determinata caratteristica e del numero di geni coinvolti, stando a studi del National Evolutionary Synthesis Center statunitense. Perciò, secondo molti, in futuro saremo glabri, visto che non abbiamo più necessità di peli che ci aiutino nella termoregolazione, e più deboli, perché perderemo gran parte della muscolatura, resa superflua dallo scarso uso della forza fisica per la maggioranza di noi. C'è chi si spinge a supporre che non avremo alcune dita dei piedi, perché non sono più indispensabili per aggrapparci agli alberi (ma l'equilibrio ne risentirebbe e forse per questo non abbiamo ancora perso i mignoli) e pare probabile che, in un mondo multiculturale e con un numero sempre più esiguo di popolazioni isolate, l'uomo del futuro possa essere un meticcio con caratteristiche intermedie alle diverse etnie. Tutte congetture, ovviamente.

POCHI FIGLI - «L'evoluzione è imprevedibile: possiamo solo ipotizzare tendenze, valutando quel che è successo in passato - precisa Casiraghi -. Per di più, l'uomo è una specie con appena 200 mila anni di vita, un soffio nell'esistenza della Terra, 8 mila generazioni appena. Il nostro genoma non è cambiato molto dal progenitore comune con gli scimpanzé, tanto che la differenza con i nostri "parenti" primati è solo del 2%: non è però questa manciata di geni che ci rende diversi da uno scimpanzé, ma il fatto che il nostro genoma "lavora" in altro modo, perché gli stessi geni possono comportarsi in modo differente in contesti evolutivi diversi. Se perciò un gene si modifica è molto difficile capire come questo influenzerà lo sviluppo globale di un organismo; quindi, è praticamente impossibile fare previsioni sensate». «Inoltre, oggi la popolazione è molto numerosa e facciamo mediamente pochi figli - aggiunge Torroni -. Un carattere, qualsiasi esso sia, viene diluito nell'intera specie e non è più pensabile un "effetto fondatore" che porti a tramandare un gene a tantissime persone influenzando l'evoluzione, come è successo, ad esempio, in Asia con la discendenza di Gengis Khan: lui e i suoi innumerevoli figli ebbero una progenie vastissima, così tuttora se ne riconosce il "segno" sul 2-3% dei cromosomi maschili Y delle genti asiatiche».

SUPER POLLICE - Lo scarso effetto del singolo sul destino dell'evoluzione umana può avere risvolti utili. Oggi persone con malattie genetiche un tempo incurabili possono avere figli, tramandando però così il loro difetto: questo ha portato alcuni a supporre che la specie umana si stia "indebolendo". Commenta Casiraghi: «Certamente si perpetua la presenza di geni che pian piano sarebbero scomparsi, ma questo non mette in pericolo la specie né la modificherà: l'effetto a livello globale è trascurabile». «Lo stesso può dirsi di caratteristiche teoricamente vantaggiose - aggiunge Torroni -. Poniamo che in una società tecnologica come la nostra sia conveniente avere un super-pollice per schiacciare i tasti di telefonini e computer: non sarebbe comunque detto che fra mille generazioni l'uomo avrebbe un dito più sviluppato. Tale tratto, infatti, non dà un vantaggio evolutivo: chi ce l'avesse non farà più figli per questo». La selezione premia infatti chi si riproduce di più, effetti macroscopici li potremmo vedere solo in piccole popolazioni segregate e in presenza di "super-riproduttori" che abbiano decine di discendenti. Una situazione sempre meno probabile oggi, per cui secondo gli esperti non serve far volare troppo la fantasia: siamo avviati verso un'evoluzione "tranquilla", e forse avremo un aspetto simile a quello attuale ancora a lungo.
[fonte c.d.s.]

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